MENTRE ASPETTI IMPIETRITA UN VERDETTO, LA TUA MENTE INIZIA A VAGARE…
Il cuore batte forte nel petto, rimbomba nelle tempie, rompe il respiro.
Sotto la luce bianca della sala d’attesa si aggirano figure dallo stesso volto, serpeggiano discorsi appena sussurrati, sospiri, qualche lamento. Quest’armonia angosciante viene smussata, a volte, da un’espressione forte, da una voce potente oppure da qualche irrispettosa suoneria di un telefonino irriverente.
Le ore passano lente, mentre scorrono sotto i miei occhi lettighe cariche della disperazione della gente.
Sospiro nell’attesa e mi convinco che questo è solo un sogno: fra breve mi risveglio!
Queste considerazioni frullavano nella testa della donna, rimbalzata suo malgrado dal comodo divano dove assaporava languidamente il proprio libro preferito, a quel luogo asettico, dove tutto le pareva un “fuori onda”.
Avvolta dal silenzio della propria casa, era stata assalita di sorpresa dal trillo insistente del telefono, aveva guardato il display infastidita: chi poteva essere a quell’ora? Già, ma che ore erano? Possibile? Mezzanotte passata e lui non era ancora rientrato …
Il numero risultava “sconosciuto”, ma aveva risposto ugualmente come spinta da un presentimento, la voce incerta di chi vorrebbe che fosse tutto frutto di un errore.
-Ssii, chi cerca?
-Parlo con la signora Rosati?
-.Sono io…
-Suo marito è ricoverato presso di noi, qui al pronto soccorso, dovrebbe venire subito …
Senza replicare, la donna aveva chiuso la conversazione e di scatto si era precipitata verso l’attaccapanni da dove aveva strappato il cappotto, se lo era infilato in tutta fretta. Aveva poi messo in moto l’auto parcheggiata in strada, vicino al cancello della propria casa e si era diretta a gran velocità verso l’ospedale.
Durante il tragitto aveva ripercorso le parole dell’ultima conversazione intercorsa fra lei e il compagno:
-Stasera mi trattengo di più in ufficio, ho una pratica da sbrigare in fretta se non voglio andare in galera.
-Non preoccuparti per me, devo continuare quel romanzo che amo tanto, sai… devo arrivare in fretta a conoscere il finale, se sono sola mi concentro meglio. Tranquillo.
Si erano poi guardati con aria complice, abbozzando entrambi un sorriso
Poi si erano lasciati con un “ciao” seguito ad un bacetto frettoloso.
La donna ricordava ancora il rumore della ghiaia schiacciata dalle ruote dell’auto di lui, mentre usciva dal vialetto della casa. Con un sospiro si era rimessa a leggere, preoccupata per quel marito super impegnato che da un po’ era deperito, magro, viso bianco, occhi cerchiati di nero: certo è così per il troppo lavoro – aveva pensato.
Ci volle circa un quarto d’ora per raggiungere la destinazione.
Arrivata, era stata accolta dal medico di guardia che con un sorriso di circostanza le aveva detto che non era successo niente di grave, ma che il marito era comunque in osservazione a causa delle molte ferite da taglio, per fortuna superficiali che aveva riportato nella feroce aggressione.
“ferite da taglio?” – Aveva chiesto incredula.
“Sì, cosa vuole, in quelle bande di senza legge i conti li regolano così, suo marito sta continuando a dire che avrebbe pagato domani, domani e che la ROBA gli serve subito altrimenti impazzisce. Infatti gli abbiamo dato una minima dose prima che vada in crisi di astinenza”.
“Roba? Crisi di astinenza? Ma di che state parlando, Mio marito era in ufficio a lavorare, avete sbagliato persona, non credo a una sola parola di quello che state dicendo”.
“Ma come, vuol dire che non sa niente, non sa che suo marito è un tossico e spacciatore ricercato dalla polizia di tutta Italia?! Pietro Rosati, per gli amici Borotalco, chiamato così perché è il re della polvere bianca! Non può non sapere! Comunque non abbia paura, noi siamo medici, non poliziotti, e domattina le renderemo il suo maritino, curato e tranquillo…”
Dopo queste parole i medici erano scomparsi dietro il grande portone a chiusura automatica e lei era rimasta impalata, con gli occhi sbarrati e una domanda rimasta a metà: “ma siete sicuri?!”
Si era seduta e la sua mente aveva cominciato a vagare fra quella realtà surreale che stava vivendo e i ricordi prossimi o molto lontani della sua vita con lui, dei gesti di un uomo adorato e stimato ma ormai sconosciuto.
Si ripeteva che stava sognando, così si fece mattina.
-Clara!
Pietro le apparve d’un tratto invocando il suo nome.
-Clara, Clara, ti chiedo perdono, sono un miserabile disgraziato!
-Pietro, non dirmi che è vero!
L’uomo, a testa bassa e con lo sguardo altrove, prese a parlare.
-Sono due anni che mi ritrovo in questa situazione più grande di me. L’attività stava fallendo, sai, dopo la pandemia nessuno acquistava più i nostri prodotti costosi e io ero disperato, non sapevo con chi confidarmi, dove andare a parare. Si presentò un signore distinto, amico, mi disse, di Roberto, il mio socio che intanto aveva cambiato mestiere. Mi propose un affare che sembrava buono: stoccare alcuni chili di polvere bianca e rivenderla a piccoli pezzi e ad un costo molto maggiore di quanto l’avevo pagata. Mi parve facile e mi ci buttai. I clienti in effetti erano molti, e tutti pronti a pagare senza tanti commenti. Dicevano che la mia era roba perfetta, pura, fidata che ero io il re della polvere bianca…Volli provare ad usare il prodotto così tanto apprezzato e da lì non potetti più farne a meno. Per fortuna all’inizio mi pagavano bene e non ebbi problemi, poi ebbi bisogno di sempre più dosi, finché rimasi senza denaro. I clienti che avevo prima, divennero i miei venditori e ormai mi tenevano in pugno. Stanotte, non avendo più un soldo per comprarmi quel mio “borotalco” ho pagato col sangue: questa è la legge fra noi. Ma adesso ho capito e ti domando perdono!”
Clara lo stette a sentire immobile, zitta, con gli occhi sbarrati mentre il cuore scoppiava.
Non una parola le uscì dalla bocca in risposta a quelle di lui, soltanto pensò a quanto fosse per lei sconosciuto quel tizio così supplicante, distante dal proprio vissuto. Il suo Pietro era un altro, un essere amato, sincero, capace di darle un affetto grandioso, ma ormai troppo lontano per esser di nuovo accettato…
Dalla borsetta le si offrì insistente il telefono, il numero si compose spontaneo:
-Polizia? Venite a prenderlo, è qui.
Poi Clara girò per sempre le spalle a quell’uomo.
La donna percorse correndo gli interminabili metri della sala d’aspetto e guadagnò finalmente l’uscita.
Una nuova più onesta realtà la aspettava.
L’attesa era finita.