LA FORZA DI GIOVANNA

Dalla visione di un’opera di Helen Frankenthaler a Palazzo Strozzi

L’auto procedeva lentamente lungo il viale di circonvallazione inspiegabilmente deserto Eppure era venerdì notte e la città, abbracciata dal grigio nastro d’asfalto, era tutta un pullulare di gente pronta ad accogliere il sospirato weekend.

Certo il tempo non era invitante: vento, pioggia, un freddo pungente che si insinuava fin dentro le ossa. Insomma, era quella la serata perfetta per chiudersi in un locale a sorseggiare qualcosa di forte o di caldo. Era la serata giusta per sprofondare nella morbida poltroncina di un cinema in centro. Si percepiva infatti anche da parecchio lontano, un andirivieni di cappucci fradici e di ombrelli variopinti che scomparivano via via magicamente dentro luminosi locali pubblici…

La donna procedeva verso quel luogo pieno di vita ma il suo cuore non batteva di gioia, perché la sua altro non era che una fuga disperata da qualcuno che nonostante tutto ancora amava.

Poco prima era uscita di corsa dalla villetta immersa nel verde della elegante periferia.

Lui l’aveva invitata finalmente! Si era accorto di lei e le aveva fatto capire che voleva iniziare una storia.

-Sai che sono anni e anni che non mi innamoro? -Le aveva confessato Gianluca- Da quando ho lasciato mia moglie non ho avuto più nessun interesse di rimettermi con una donna, lei mi aveva annientato sbattendomi in faccia i suoi amanti, i suoi vizi, la droga…

Poverino quanto ha sofferto –Pensava Giovanna. Eh, io sì che potrei consolarlo, io sì che lo stimo…

La donna era invaghita di Gianluca già da qualche mese, ne conosceva bene abitudini e gusti dal momento che passavano insieme diverse ore al giorno nel grande magazzino in cui lavoravano entrambi: direttore delle vendite lui, commessa lei.

Si trattava di un uomo sui quarantacinque, con qualche capello grigio che spiccava  su una testa che pareva una foresta nera e riccia.: alto e snello, sapeva valorizzare il proprio corpo con abiti dal taglio sartoriale.

Amava indossare un profumo dall’aroma amaro/agrumato che determinava la persistenza di lui molto oltre la sua presenza.

Giovanna amava trasformarsi talvolta in segugio e fiutare le tracce di lui sulle maniglie e ogni oggetto che il suo amato aveva sfiorato e che lei a sua volta toccava per sentirsi un tutt’uno con lui.

Purtroppo aveva poche speranze di attirare l’attenzione del l’affascinante Gianluca: inarrivabile dio dell’amore per lei, modesta ragazza mortale.

Poi il miracolo si era compiuto, quel giorno lui l’aveva chiamata per nome: “Giovanna, perché non ci vediamo stasera? Sai tu mi piaci, sei carina, pulita, modesta…Potremmo provare a imbastire una storia “.

Subito il cuore in tumulto di lei l’aveva fatta arrossire e sudando oltremodo Giovanna aveva accettato.

-Certo sì, usciamo insieme stasera.

Era passato a prenderla sotto casa con la sua auto nera enorme e lucida e in breve erano giunti alla villetta di lui. Giovanna aveva subito apprezzato il luminoso soggiorno con i divani bianchi e le molte piante verdi presso i finestroni affacciati sul parco immenso che si estendeva a pochi passi dall’abitazione di Gianluca.

L’aveva fatta accomodare con grande eleganza e aveva cominciato a parlarle di sé.

Strano -pensava la donna- pare che di me non gli interessi sapere…  Ma, forse è meglio così, la mia è un’esistenza talmente banale!

Era stato così che era venuta a sapere dell’ex moglie di Gianluca e di quanto lo avesse fatto soffrire con le sue storie di amanti e di droga.

Era stato così che Giovanna si era intenerita e aveva aperto tutto il suo cuore a quell’uomo che adesso occupava il suo mondo interiore.

“Dai, Beviamo qualcosa!” Le aveva detto con gentilezza “Festeggiamo questo inizio di vita nuova!”

“Ma certo, con grande piacere. Amo le bollicine, magari con qualche stuzzichino da mangiarci insieme!” Aveva risposto felice Giovanna   illudendosi di farsi piacere ancora di più se fosse stata accondiscendente.

Bevve Giovanna.

E poi il buio

Si era risvegliata a notte fonda in un letto sfatto. Lui le ronfava accanto a gambe larghe, nudo e ad ogni respiro emanava un odore acre di fumo mischiato al dolciastro di chissà che liquore.

Giovanna era semi spogliata, legata con un lenzuolo alla sponda del letto per una caviglia, aveva graffi sul corpo e lividi ovunque, la vagina bruciava

 E lei inebetita, che non capiva.

D’istinto aveva provato a slegarsi e con immane fatica ci era riuscita.

Si era trascinata a fatica in salotto, aveva carpito le chiavi dell’auto del mostro ed era scappata.

Ed eccola, triste e impaurita nella notte più fonda: notte nel mondo, notte del cuore.

Ma cos’era successo?!

Giovanna si era fermata subito dopo la grande curva che dalla periferia immette sulla circonvallazione, là dove si domina tutta la città dall’alto e aveva provato a far mente locale: aveva iniziato così a vedere come in un film, momenti annebbiati della sua nottata non ancora del tutto trascorsa. Aveva visto un bicchiere colmo di un liquido trasparente poi l’eco di una voce maschile: Bevi bevi vedrai come starai bene dopo, vedrai cosa sarai capace di fare con me…

Ed ecco la sensazione spiacevole di quelle mani sul corpo che le strappavano gli abiti e le carezze ruvide e poi gli schiaffi e lei che rotolava a terra e di peso era gettata su un materasso troppo soffice. Le risuonavano in mente le risate di scherno e quelle mani enormi che la costringevano come una bambola di pezza a posizioni indecenti.

E di colpo aveva capito tutto.

Gianluca l’aveva ingannata! Quell’uomo gentile era soltanto una maschera e lei ci era cascata!

Aveva rimesso in moto sconvolta.

La fuga rocambolesca si stava dunque compiendo. Ma dove andava Giovanna?

Era diretta verso quella città luminosa, che l’avrebbe accolta senza fare domande, quel luogo che avrebbe fagocitato il suo corpo avvolgendolo nel suo vortice folle. Solo così , annientando se stessa nel caos, avrebbe ripreso la sua dignità.

Questo pensava Giovanna fuggendo confusa in quella notte piovosa del 25 novembre.

Aveva acceso distrattamente la radio per sentirsi meno sola.

Se io non voglio, tu non puoi, anche se prima mi andava…anche se non ti ho detto di no…Anche se lavoriamo bene insieme…Anche se sei il mio capo…Anche se sei più forte d ime…Se io non voglio, tu non puoi…

La trasmissione era diretta a ogni donna in quella giornata speciale. Ma per Giovanna era stata qualcosa di più, una detonazione nel cuore:

Dopo l’ascolto di quelle parole, tutto fu chiaro, per il bene di tutte e di tutti lui doveva pagare.

“No, non devo proprio nascondere niente, amo soltanto un’idea, non quello che mi ha ridotta così, non devo annientare me stessa, io sarò un esempio per tante, no, non voglio annientarmi per colpa di un mostro, andrò a denunciare”.

La città brillava sempre più forte sotto la pioggia battente mentre tutti avevano ormai raggiunto un riparo in locali accoglienti.

Giovanna intanto era giunta nella piazza del centro, parcheggiò e poi salì le scale della caserma dove fu accolta da persone gentili che la fecero sentire protetta e sicura.

Raccontò tutto la donna, con parole che le uscivano precise e chiare descrivendo il suo caso ai carabinieri.

Era lucida ora che si sentiva protetta, così denunciò ufficialmente quel mostro.

Si era fatta ormai l’alba quando Gianluca in manette, fu costretto a cambiare per sempre la sua vita bugiarda e a mostrare chi era davvero.

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