
Quella notte il mare era una voragine nera.
Il pescatore vagabondava circondato dalla sua flebile speranza di trovare una zona tranquilla, forse rappresentata da un fioco bagliore di luce gialla che circondava per pochi metri il natante.
Intanto con la sua mente vagava.
Niente pesca stanotte! Tutto è bloccato, tutto è buio e silenzio.
Perfino la luna, solitamente ciarliera compagna di soliloqui notturni, questa sera ha coperto il suo volto con uno spesso velo.
Ma ecco, ad un tratto il pescatore ha un sussulto: Cos’è questo strano prodigio? Perché quel luccichio di mille fanali improvvisi che mi rendono chiara la via?!
Saranno moderne sirene? Avranno virato la voce in squillante colore?
Non so
e non voglio sapere
ma mi lascio rapire.
Scivolo verso quell’oasi dii luce che mi svela la pace che stavo cercando: branchi di acciughe d’argento procedono in sinuosi codazzi; qua e là coralli preziosi delimitano la mia “comfort zone”.
Qui il mare profondo perde la sua tenebrosa minaccia e diventa soltanto per me, sofà sofficissimo.