RIFRAZIONE DI UN ATTIMO

Un signore corpulento, dalle spalle larghe e leggermente incurvate, se ne sta seduto da ore. Ha una folta criniera di capelli grigi, troppo lunghi per rimanere composti, con questo vento incessante qui, sulla riva del fiume.

Veste un camicione di pesante cotone bianco, ampio, lungo fino alle caviglie e probabilmente abbottonato davanti fino al collo. L’abito disegna sotto la sua nuca una piatta goletta che conferisce all’uomo un aspetto fanciullesco.

Mi trovo qua, a pochi metri da lui, seduta al tavolino del mio bar preferito sorseggiando un rosso analcolico e sgranocchiando noccioline. Luogo perfetto per osservare quella curiosa figura che mi inchioda da ore alla mia postazione.

Se ne sta pressoché immobile, a testa alta, come scrutasse qualcosa   davanti a sé; talvolta con le braccia, forma nell’aria figure stilizzate simili a rettangoli, cerchi, quadrati, quasi voglia inscrivere una fetta di panorama in quel serraglio virtuale.

Ha con sé una cassetta di legno chiaro da cui sbucano pennelli di foggia e grandezze diverse, tubetti di tempera, stracci sfilacciati appesantiti dai tanti colori che hanno asciugato.

Una tavolozza   allegramente istoriata   delle sfumature più stravaganti è appoggiata sul cavalletto, probabilmente in attesa di essere usata. Anche la tela, mi pare di finissimo lino, è lì pronta all’uso.

Incuriosita, domando al cameriere del bar: “Ma tu sai chi è quel tipo laggiù sulla riva del fiume? E’ venuto altre volte? E a che fare?”

“Si tratta di un grande pittore che studia la luce “– Risponde il ragazzo. “Arriva ogni giorno al mattino, siede su quel precario sgabello e attende che il sole tramonti. A volte pare proprio incantato…Altre sembra che voglia afferrare in un attimo quello che vede davanti e posarlo su quel cavalletto… Mi raccomando, non si avvicini, se lo farà, verrà apostrofata con male parole: quel tizio non vuole nessuno dintorno perché pensa che una presenza vicino gli faccia perdere l’ispirazione”.

Ma io non resisto, mi avvicino furtiva e così vedo meglio i mezzi magici usati da quel personaggio intrigante.

Mi assale un odore di fresca vernice, poi l’olfatto lascia il passo alla vista che si può così deliziare dei tanti colori ora sfumati, ora accesi che si accalcano sfavillanti sulla tavolozza; poi diventano macchie più opache e sbiadite sul cavalletto, sullo sgabello di legno, sull’abito, sulle scarpe, sul viso…

E la tela, che da lontano pareva un bianco lenzuolo, svela adesso sottili tracce scure. Osservo con attenzione: è il profilo abbozzato del paesaggio che si para davanti.

Poi noto per terra, appoggiato in un angolo, un quadro già fatto, il soggetto pare lo stesso di quello appena accennato, ma con il colore è molto realista, anzi, mi sembra di averlo davvero già visto…

Ma certo, stamani, sul presto, sono proprio passata da qui: il sole doveva ancora affacciarsi e tutto era avvolto da una velatura biancastra. Le barche che solcano il fiume, le case là in fondo, e poi il monastero e la torre, tutto appariva proprio così come adesso vedo in quel quadro.

“Ma perché, se ha già fatto il lavoro, se ne sta ancora qui” – mi domando.

Non faccio in tempo a riflettere che l’uomo si volta di scatto e mi squadra con disappunto, come avesse trovato un capello nel piatto.

Arrossisco, non riesco ad aprire la bocca per chiedere scusa, ma rimango impalata e confusa.

Il pittore continua a fissarmi con i due occhi chiari, stretti come fessure, incastonati in una raggera di rughe profonde, aggrottando la fronte dalle foltissime sopracciglia grige e scomposte dalla brezza insistente.

La bocca è serrata in una posa di stizza.

Mi aspetto un aspro rimprovero, invece…

“Anche tu sei rimasta incantata da questa luce fantastica?” – Mi chiede a sorpresa.

“Sì, certo!”

 Non riesco ad aggiungere altro. L’uomo mi invita a stargli vicino ed inizia a spiegare…

“Ecco vedi il paesaggio che abbiamo davanti?

Sembra statico, immobile, sempre uguale a sé stesso, ma ti assicuro che è tutto il contrario. Basta fermarsi e osservare… E’ la luce che lo rende ogni volta diverso, che gioca a nascondere, oppure a svelare questo o quell’elemento ed Io sono qui per fermare ogni passaggio, ogni variante, ogni minimo effetto diverso.

Guarda, questa mattina ho fissato il momento del giorno nascente: tutto era avvolto da una cortina di nebbia, vedevo pochi elementi di là dalla riva, qualche casa offuscata, un pezzo di torre, il profilo del monastero … Tutto era semicelato… Dal cielo alla terra pendeva un sottile velo biancastro che falsava le forme rendendo le barche strani fantasmi emergenti da mondi profondi.

Sensazione di freddo, di vuoto d’inafferrabile e incerto.

Ma osservalo adesso lo stesso paesaggio: che sensazioni ti suscita? “

Ascolto e scruto ammirata.

“Dolcezza, riposo, profondo abbandono…” Rispondo con un filo di voce.

“Perfetto, anch’io provo la stessa emozione che è diversa da quella di prima ed è stato il cambiamento di luce che l’ha provocata! 

Osserva: tutto adesso appare più chiaro, i raggi radenti del sole restituiscono con precisione ogni elemento di quel paese incantato che abbiamo davanti.

 Guarda le piccole nubi rosate che, maliziose, si specchiano nel tenue celeste del fiume, L’acqua è adesso il paese al contrario.

Ma è un attimo, poi tutto assumerà un nuovo aspetto perché il riflesso di luce non sarà più lo stesso.

Scusami se adesso ti congedo un po’ bruscamente, ma io voglio cogliere l’attimo, anzi DEVO, cogliere quest’attimo che altrimenti mi sfugge…. Me lo impone il cuore, me lo ordina la mente.”

L’uomo si affretta a strizzare i tubetti più adatti, intinge il pennello ed inizia a copiare quel mondo reale che è apparso da poco e che presto vedrà scomparire.

Arretro con profondo rispetto, obbediente.

Grazie al  bizzarro pittore la mia anima è ricolma di tutto quel bello che ho colto in un raggio di luce rifratto in un unico e solo momento fuggente.

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