ALLA FERMATA DEL NUMERO 38

I 30° all’ombra, segnalati insistentemente dal rosso lampeggiare del termometro posto sotto la grande croce verde della farmacia, sovrastano, nascondendole pudicamente, le due lineette nere che avvisano il superamento dei limiti registrabili della temperatura in pieno sole.

Neanche il termometro ce la fa più a confessare la verità, o forse non vuole, nell’estremo tentativo di distogliere i passanti dalla rovente realtà, salvandoli così dal collasso, attraverso il gioco sottile dell’illusione.

Nel grande viale a tre corsie, privo di vegetazione, transitano poche auto: è l’ora della pausa pranzo.

Da una parte, stipatecc come galline in batteria, se ne stanno alcune persone: il gruppetto è in evidente apprensione. Lì accanto svetta, un po’ sbilenco, il cartello della fermata n. 38. E loro sono tutti lì, dentro l’edicola di plexiglass, che, uno a uno si sono guadagnati a forza di spintoni, calci, levate di braccia dalle ascelle maleodoranti: solo là dentro non si viene investiti dall’accecante calura:infatti, grandi cartelli pubblicitari posti su tre lati, ostacolano il passaggio dei raggi solari.

Molti sono lì da un’ora, altri da tre quarti d’ora, altri ancora, i più fortunati, da venti minuti soltanto.

«Signora, sa se è passato il 38 da poco?» Domanda una donna gocciolante sudore in maniera copiosa e carica di borse pesanti.

 «Macché, si figuri che sono qui da un’ora e non ho visto passare un bel niente! Avevo l’appuntamento dal parrucchiere: sfumato!»

«Ma senti questa! E’ preoccupata per una ricrescita da mascherare. Io, io dovrei disperarmi che ho già pagato la visita al Museo del Paesaggio e ho perduto i miei soldi! Si dovrebbe vergognare!»

La signora dai capelli in disordine, volta la faccia con stizza, si sventola, non proferendo parola.

«Beh, non vorrete litigare per così poco. Allora io? Io cosa dovrei dire!?» Esclama un distinto signore in gessato grigio nonostante la canicola. «Mi sono perso la cerimonia funebre del mio più caro amico e forse non ne vedrò nemmeno la tumulazione!»

Silenzio

Un tizio che fino a quel momento se ne era stato zitto in un angolo, fumando nervosamente la sua sigaretta, interviene e, esibendo platealmente un gesto scaramantico, esclama: «Speriamo non si faccia tutti la stessa fine dell’amico di questo signore! Con questa canicola in un attimo ci può prendere un coccolone!».

Qualche faccia sconcertata, l’espressione fra lo schifato e il perplesso, di alcune signore attempate, qualche grassa risata. L’ uomo in gessato rivolge un’occhiataccia al nuovo interlocutore e con aria offesa, gli volta le spalle.

Ad un tratto qualcuno infrange il silenzio e distoglie dall’imbarazzo: «Eccolo, eccolo», urla un adolescente pieno di brufoli e con un pesante zaino sulle spalle.

L’urlo prorompe interrompendo in un attimo, l’inedia in cui il mal’ assortito drappello era piombato.  Tanti si accalcano all’uscita dell’angusto ricovero, con impazienza, urlando, pestando, senza curarsi degli altri.

Ma ahimè, non è quello in arrivo il 38.

Si tratta di un bus di turisti vocianti e felici, ibernati nell’aria condizionata del loro colorato veicolo.

Il gruppo dei “cotti al vapore” indietreggia, si sente qualcuno imprecare, mentre scuote la testa.

Il ragazzo foriero della falsa notizia, si dilegua a passi lunghi e mollicci, con le sue scarpe dalle suole fosforescenti, fatte di gomma, ormai quasi sfatta.

«Ma perché non arriva?!» Domanda una giovane donna con tono implorante.

Nessuno risponde.

Rassegnato e distrutto, il manipolo dei “dimenticati dal bus” si sta ormai abituando all’attesa, anzi, qualcuno spera in cuor suo  che quel maledetto 38non giunga, perché se arrivasse, sarebbe come salire su un carro bestiame: la calca sarebbe davvero letale.

«Mamma, mamma» Esclama un bimbo di forse cinque o sei anni. «Guarda come gioca felice quel cagnolino!».

Un barboncino nano, dal ricciuto pelo marrone, si sta divertendo da matti, incurante del caldo opprimente, salta, corre, scodinzola, proprio davanti all’ingresso del contenitore di plexiglass.

Tiene fra i denti e poi lascia, ripetendo quel gesto decine di volte, un foglio bianco, stampato, formato A4.

Il bimbo, incuriosito, si getta d’impeto verso il cane e con un gesto veloce, gli strappa di bocca il cartaceo tesoro.

«Ho vinto io, ho vinto io!» Urla il ragazzino felice correndo incontro alla mamma. E le consegna il foglio.

Le legge distratta…Poi si sente mancare:

IL BUS N.38 OGGI NON EFFETTUERA’ LA CORSA CAUSA LAVORI DI ASFALTATURA LUNGO IL SUO TRAGITTO.

Con gli occhi sbarrati la donna chiede attenzione agli astanti. «Signori, signori, guardate!»

La gente, basita, abbassa la testa poi ciascuno si appresta ad uscire dal trasparente sudario. Sono soltanto anime perse…

«E il mio croccantino?» Sembra chiedere il cane credendosi bravo e obbediente.

Ma oramai l’attesa è finita e di lui e di ogni altra cosa, non importa a nessuno più niente.

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