Da La passeggiata – Marc Chagall
Quel lavoro nell’azienda di famiglia a Marco stava stretto da molto tempo. Il padre, ormai anziano, non voleva saperne di cedere la poltrona e lasciare che il figlio facesse di testa sua: troppo egocentrico, troppo legato agli schemi del passato e alla sua spiccata tendenza al comando, per cedere la bacchetta da “direttore d’orchestra” a chi, secondo lui, era soltanto il primo venuto.

Non riusciva ad appassionarsi agli odori, ai colori, al miracolo ciclico dello spuntare di nuove piantine a primavera, al loro tramutarsi in frutti succosi d’estate. Non si appassionava nell’attesa del sentore del vino della nuova annata, né al gusto dell’olio novo, ogni anno diverso.
La vita lavorativa del giovane uomo passava monotona, con qualche provvidenziale stonatura a movimentarne l’andamento, allorché nasceva un alterco fra lui e il padre dovuto quasi esclusivamente a divergenze sulla conduzione dell’azienda.
E menomale che l’ambiente intorno era accogliente: dalla sommità di una collina dolcemente rotonda e verdeggiante, campeggiava infatti la grande casa padronale dove Marco viveva con la propria famiglia composta oltre che da lui, da padre e madre. In basso, a formare una corona ideale, il piccolo paese di campagna noto a molti per una singolare chiesetta rosa, risalente al secolo passato e che spiccava simpaticamente in mezzo al grigio, determinato ad imporsi, facendo leva su tutta la forza che le pietre possenti delle poche, sparse casette, gli conferivano.
Erano molte le persone che si recavano in quel ridente, placido paese vuoi per l’attrattiva della chiesa rosata, vuoi per l’ottima fama dell’azienda di Marco, famosa per i suoi formidabili prodotti biologici di alta qualità.
A volte vi venivano organizzate delle gite di gruppo: rombanti pullman sgargianti, invadevano allora l’unica area di sosta del paese e riversavano nelle anguste viuzze decine e decine di visitatori curiosi: una foto, un panino e una busta con l’olio, il formaggio, il vino del luogo: delizie squisite andavano a lusingare nuovi palati mentre il vecchio patron dell’azienda, gongolava appagato.
Eppure Marco sentiva in cuor suo che quel successo piovuto senza sforzo ogni volta che un gruppo arrivava e acquistava, era in realtà qualcosa di effimero, una vittoria che sarebbe virata in sconfitta in un soffio. Lui sapeva che il padre sbagliava rimanendo ancorato ad una gestione obsoleta, così la frustrazione montava…
Fu per migliorare il proprio stato d’animo e, contemporaneamente, trovare la strada per prendere in mano le redini dell’azienda(nonostante il padre padrone che non dava segni di voler mollare l’osso), che Marco decise di rivolgersi ad un professionista specializzato in problemi dell’anima. Marco cercava insomma qualcuno che grazie all’autorità che gli conferiva il ruolo, avrebbe potuto scuoterlo, farlo sentire capace di affrancarsi da quel padre dispotico dal quale dipendeva, anche a costo di una rottura definitiva. Soltanto così non solo avrebbe salvato sé stesso, ma avrebbe potuto dare un futuro all’azienda che oltretutto serviva per vivere a molti impiegati i quali altrimenti, avrebbero perso a breve il lavoro.
Dopo una accurata ricerca in Internet dei professionisti più accreditati, La scelta del giovane cadde su una sua coetanea dal nome che pareva un buon auspicio: Bella.
Al primo collegamento una voce metallica registrò i suoi dati, poi gli vennero proposte una serie di date in cui avrebbe potuto incontrare la specialista.
Marco optò per quelle più prossime perché la voglia di cambiamento era davvero forte, inoltre sapeva che se avesse dovuto attendere troppo, poteva aprire il varco a timori e sensi di colpa nei confronti del suo ingombrante vecchio, ritornando così nella situazione di “succube”.
L’imprenditore si recò quindi dopo pochi giorni allo studio di Bella. Il luogo era in pieno centro del pur piccolo paese, all’interno di una delle poche villette bifamiliari di recente costruzione. Intorno un giardino all’inglese adornato da alti alberi di un verde squillante che conferivano all’ambiente un che di fiabesco.
Fu accolto da una giovane donna seduta dietro una scrivania dal ripiano in cristallo che lasciava bene in vista ogni parte del corpo di lei. Era esile, fasciata in un maglione di lana color panna a collo alto, Jeans skinny le coprivano le lunghe gambe fino alla caviglia; calzava scarpe da ginnastica bianche di una nota marca.
Furono questi i dettagli che Marco notò per primi, e soltanto successivamente, alzando la testa, vide il volto tranquillo di Bella che, con un largo sorriso rassicurante, lo invitava a sedersi.
La donna annotò alcuni dati anagrafici di Marco, poi lo avvertì che il proprio ruolo consisteva unicamente nell’aiutarlo a trovare sé stesso e che la forza per farlo stava dentro di lui.
Marco annuì e fiducioso si sdraiò sul lettino.
Da quel momento e per molte altre sedute, il giovane uomo andò scavando in sé stesso, con l’aiuto di Bella risvegliò i suoi fantasmi e guardandoli in faccia li uccise. Si scoprì piano piano determinato e forte, dolcissimo, buono, altruista tanto da assolvere il padre che lo stava annientando e per questo motivo trovò le parole per parlare al suo genitore testardo fino a riuscire a farsi valere.
L’anziano infatti, fu letteralmente spiazzato dal nuovo figlio che si trovò all’improvviso davanti: quasi si sentì intimorito dalla determinazione che riscontrò in lui per la prima volta nella vita, e dentro di sé si sentiva quasi orgoglioso di quel figlio scoperto in ritardo. Ma percepiva al contempo che il suo regnare era finito.
Fu così che l’anziano padre padrone si fece in disparte lasciando le redini dell’azienda al giovane Marco.
Ci volle del bello e del buono per convincere i tanti lavoratori dell’azienda a cambiare registro: non più libri mastri chiosati a matita, non più ferie negate in nome di un raccolto in ritardo, mai più decisioni prese dall’alto senza il parere dei dipendenti. Tutto sarebbe cambiato a favore di operai e impiegati, ma il vecchio li aveva talmente asserviti che adesso non riuscivano più a gestire i loro diritti.
Ed ecco che Marco, ancora una volta, dovette ricorrere a Bella. Ed ecco che Bella risolse ogni cosa.
Tant’è che i turisti arrivati l’anno seguente, furono accolti in azienda da persone motivate e felici, guidate da un giovane imprenditore dalle idee innovative. I prodotti erano ancora più buoni di prima, perché lavorati in modo sostenibile e senza il ricorso ad alcunché di chimico.
Finalmente la vita di Marco aveva avuto una svolta, finalmente lui era appagato.
Ma quanto aveva pesato l’aiuto della giovane Bella?
L’uomo spesso si soffermava a riflettere su quanto era stata importante la sua dottoressa ed ogni volta cresceva la stima per lei. Ma non solo, era abbastanza frequente che la pensasse con affetto nel ruolo lavorativo di lei, ripercorrendo i sorrisi, la voce suadente, la grande pazienza nell’ ascoltarlo e nel rispettare i suoi tempi: quante volte le aveva risposto evasivo, quante volte si era impuntato a rimanere muto, a volte era stato arrogante, talvolta scontroso, eppure la donna lo aveva accolto sempre col medesimo fare cordiale, affabile, buono…
Talvolta la mente volava e allora sognava di essere nel bel mezzo di un prato con accanto lei, consumando una appetitosa merenda su una tovaglia posata per terra allegra e invitante di tante delizie. Allora Marco gioiva e si rilassava sperando di rivederla al più presto.
Provvidenziale fu la vendemmia qualche mese più tardi: l’uva nera appena raccolta era adagiata nei tini capienti ed emanava quell’odore fra il dolce e l’asprigno, presagio di un vino dal gusto morbido e vellutato. Fu invitato tutto il paese all’evento, molti aiutarono nella raccolta dei grappoli;
si ballò e si cantò con spensieratezza: tutto era gioia.
Ma la felicità fu completa per Marco allorché scorse Bella che, sciorinando il suo solito sorriso, arrivò correndo verso di lui e lo abbracciò.
Nessuno seppe mai cosa accadde fra i due in quel momento, soltanto qualcuno, in quell’istante vicino alla coppia, sentì che Bella chiedeva di visitare l’azienda e che Marco diceva: “sicuro, se ti piace potrai rimanere!”
Poi entrambi scomparvero.
Eppure, se i paesani avessero alzato lo sguardo, avrebbero visto i due giovani, sovrastare volando l’azienda prendendosi per la mano.
L’intesa, nata a loro insaputa e poi maturata fra stima e rispetto, li aveva portati al di sopra di tutto, li aveva guidati fino alle stelle.