C’E’ DEL BELLO E DEL BUONO…

Ombre lunghe si stagliano allineate sulla distesa gialla che brilla di mille riflessi.

Il sole, ormai un disco rosso che si mostra netto nel cielo, sta ormai per calare, ma ancora il caldo è opprimente.

Bagnata, risalgo dall’acqua.

La pelle, intrisa di sale, mi tira, mentre lo sguardo, arrossato, fa fatica a guardare.

L’inconfondibile impronta di me rimane per pochi secondi sulla compatta battigia, subito deformata dal flusso e riflusso del mare che poi la cancella.

Mi incammino allora, su più asciutti sentieri e a fatica mi immergo nella calda miriade di granelli giallastri e ritorno: il calore è rovente, vorrei non dovermene stare in questa morsa bollente, ma devo raggiungere l’oasi, quell’ombrellone sgargiante, quel lettino arancione invitante.

Così, a salti pesanti, mi addentro nell’inedito bosco e finalmente mi stendo.

Ora, da qua, la vista è ammaliante.

La sabbia: microcosmo stupendo che assume sembianze ogni volta diverse, protegge, con il suo calore accogliente, specie minuscole di piccoli insetti, Qua e là vedo piste giganti che tortuose, delimitano lo scorrazzare veloce di piccole biglie dai mille colori accecanti.

Sollevo lo sguardo e poco più in là scorgo un gruppo di ragazzini affannati, con palette e secchielli a costruire il loro castello incantato…

Ogni suono mi arriva ovattato, la situazione dona un godimento profondo.

Poi accade qualcosa…

«Correte, correte sta quasi morendo, correte!» Il richiamo tonante mi investe e mi scuote; questo sole ad un tratto diventa gelato, tanto che un brivido lungo mi trapassa la schiena e inchioda i miei occhi sgranati sull’azzurro del mare. Non molto lontano dal confine fra liquido e sabbia scorgo un concentrarsi vorticoso dell’acqua che pare accanirsi a imprigionare il piccolo volto paffuto che emerge e sparisce nel flutto e quel braccino che annaspa convulso, è un’eloquente richiesta di aiuto.

A pochi metri da me, una madre impietrita lancia l’unica corda che trova, quella fatta di sole parole, al proprio bambino. «Resisti tesoro, stanno arrivando i bagnini, adesso ti salvano!»

Vedo i patini sciare sul bagnasciuga dove tutto si è ormai congelato, ascolto l’abbaiare dei cani e li vedo arrivare, poi, come soldati ligi al proprio dovere, si fermano proprio alla riva, in attesa del fischio che autorizzi la loro missione. Ecco, ce n’è già uno che parte: si lancia nei flutti veloce, nuota deciso verso il bambino ed è seguito da un altro, ed un terzo si accoda.

E’ un attimo e il piccolo naufrago è circondato dai singolari bagnini.

Quelli umani, sono sopra i patini ed attendono fiduciosi il salvataggio da parte dei loro pelosi aiutanti.

Ed ecco che il primo cane afferra il bambino da dietro e, veloce, scortato dai suoi due quattrozampe colleghi, lo trascina con inaudita delicatezza verso un patino in attesa.

Vedo da qua, un corpicino grondante che ciondola in bilico fra un’onda che sopraggiunge improvvisa e il bordo rosso di legno del patino più prossimo. E’ solo un attimo, poi il bimbo stordito rotola dentro, e si adagia sul pavimento della salvifica imbarcazione.

Vengo investita da un urlo di gioia che trascina anche me a festeggiare questo momento.

Mi lancio di corsa verso l’ultima striscia di sabbia dove la folla si accalca intorno alla mamma che adesso piange di gioia.

Intanto le ombre si fanno lunghe e sottili stagliandosi sbieche sul giallo ormai spento.

Il disco del sole, là in fondo è di un rosso vibrante.

La madre riabbraccia il proprio bambino.

La sabbia ormai tiepida interiorizza il ritorno accarezzando ogni passo che accoglie. Anch’io faccio ritorno alla mia postazione dove ad occhi socchiusi ripenso che in fondo c’è del bello e del buono nel mondo e che il mare ne è spesso il custode discreto.

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