Due uomini distinti, un po’ in là con gli anni e ormai in pensione, passeggiavano, conversando sulla nuova piega che aveva preso la vita in quell’inizio del XX secolo.
–Hai visto caro amico l’articolo sulla moda femminile nell’ultimo numero di Vanity fair? Era tutta una critica alla solida società in cui siamo nati e vissuti, un inno alla velocità, al rumore, alla ribellione, Posso capire i poeti, i pittori, i pensatori…Ma voler rivoluzionare anche l’abbigliamento, che orrore!
–Sì, sì è vero. Ero dal barbiere stamattina e sono rimasto inorridito leggendo quell’articolo: sia che si proponessero abiti da mattina, da pomeriggio o sera, si sbandierava l’abolizione della simmetria, l’utilizzo di linee aggressive, di colori squillanti, fantasie con spirali o triangoli! Povere donne ridotte a maschere di carnevale!
-Eh, certo rimpiangeremo quei gonnelloni lunghi, le movenze lente e solenni, i sorrisi soffusi delle nostre compagne…-Commentava l’altro.
-Ma il fatto più increscioso -incalzava il primo- è che pretenderebbero di cambiare anche il vestire dell’uomo. Hai visto i colori che propongono per l’abito da cerimonia? Celeste, rosso, verdino…Mi sento veramente offeso, giuro!
L’abito scuro doppio petto, il cilindro e i baffi luccicanti di sego appena steso, facevano apparire i due tizi, tipi di uno stesso modello ormai deriso, rappresentavano quell’anima retrò che il futurista odiava.
Dei due, il primo con sigaretta accesa che penzolava dalla bocca, pareva il più determinato a combattere il progresso, come si deduceva dall’espressione torva che assumeva parlando.
L’altro, col cagnolino al guinzaglio, sembrava sì, stupito del nuovo corso, ma forse maggiormente rassegnato, come lasciavano intuire il capo reclinato su una parte e gli occhi fissi nel vuoto.
Entrambi ostentavano quell’eleganza composta e quel pizzico di vanità concesso ormai solo a chi avesse vissuto la maggior parte della propria esistenza nel precedente secolo.
Degli uomini dell’’800 avevano l’odore di colonia, l’incedere impettiti ostentando il “cipollone” nel taschino del panciotto. Possedevano anche quel maschilismo innato che li rendeva sì, galanti verso l’altro sesso, ma anche avidi predatori di chi reputavano “bocconcini innocenti” Erano portatori di certi necessari vizi per esser definiti veri uomini: andare a caccia di volpi, fumare il sigaro, il poker ogni sabato sera, insieme ai sempiterni amici.
C’era infine il vizio più maschile di tutti: quello del bere, l’unico che smascherava la vera tempra di chi ne fosse schiavo.
–Guarda, c’è una rivendita di liquori, l’insegna pare eloquente: vedi i colori? Invita all’allegria, al divertimento!
-Già, chissà com’è la STREGA del locale – nicchiava l’altro sorridendo sornione.
–Ah questi Futuristi, che burloni! Lo sanno tutti che qui ci sono le “donnine” brutte, con cui bere una Strega, ma loro ti ci attirano come una calamita facendo leva sui colori sgargianti e poi, quella scopa… Si sa, si sa cosa ci si va a fare là dentro…
E giù risatine sottecchi e gomitate.
Gli allegri ometti, spogliati ormai di ogni manifestazione di decenza, irruppero nel locale chiedendo entrambi una coppa di Strega. Poi, quello più burbero dei due adocchiò ad un tavolo, da sola, una non molto avvenente signorina, tuttavia sorvolando sull’ aspetto infelice della “preda”, con fare da “vero maschio dominante, si avvicinò e le chiese “Quanto?”
L’esito fu inconsueto per uno nato a metà 800.
La donna, vestita con un abitino dritto a quadretti e strisce rosse e verdi, si alzò di scatto e piazzò al vecchietto uno sganassone in piena faccia.
Lui rimase per un attimo interdetto, poi girò i tacchi ed impettito come il manico di quella scopa che campeggiava sopra il manifesto, guadagnò l’uscita. L’altro, smarrito, stringeva in collo il cane e scuoteva la testa.

–Che tempi, che tempi, amico mio nemmeno più con una donna sei libero di trovare un pizzico di sano divertimento! Eppure avrei pagato profumatamente!
L’altro annuiva assente, fissando il bolide fiammante che con un rombo potente lo aveva quasi stordito sfrecciando fino a chissà quanto lontano, oltre il loro orizzonte.