LA BOTTIGLIETTA ROSSA

Settimana Santa.

La Pasqua era annunciata dai consueti odori rassicuranti che si riproponevano ciclicamente.

Il pungente profumo della cera rossa per pavimenti duettava con quello del fresco sapone di Marsiglia, finalmente libero di espandersi per tutta la casa adesso che i centrini ricamati a mano erano usciti dall’armadio   facendo così bella mostra di sé sul lucido tavolo da pranzo di legno scuro e sul cassettone della camera da letto dei genitori.

Gli innumerevoli soprammobili, lucidati con sostanze dall’odore acre che talvolta ti faceva lacrimare, luccicavano nei loro metalli di rame, di bronzo, di peltro…

La stanza da bagno era “segnalata” dal pungente profumo della varichina, testimonianza di pulizia profonda.

La cucina si palesava prorompendo in un trionfo di odori diversi, il giorno del Sabato santo, prima della grande festa: il preparato per crostini neri cotti nel vino, il borbottante ragù, il brodo temporeggiatore gareggiavano per l’aroma più intenso mentre tu, bambina, ti dilettavi nella pittura fantasiosa delle uova sode che poi riponevi con cura in un cestino dorato, pronte per l’immancabile benedizione.

E c’era per ultimo, la sera, il rito del dolce. A metà pomeriggio, poco prima del tramonto, il tuo naso ormai allenato, ti conduceva alla dolce vaniglia della crema pasticcera, collocata dalla nonna, dentro un pentolino ammaccato, nell’acqua fresca del lavello per toglierle il bollore e farla rassodare.

Poi la tua attenzione veniva attirata da un odore intenso e pieno, quello del cioccolato fuso, che ti metteva addosso un’euforia golosa. E ti veniva voglia di giocare, o meglio, di farti raccontare quelle storie legate ormai per consuetudine, a quell’evento festaiolo.

Ricordi il momento più magico?

Era quello dell’arrivo sul ripiano da lavoro di una bottiglietta smilza, piccolina, dal collo lungo, timbrata a fuoco con la ceralacca; conteneva un liquido vividamente rosso che ti intrigava…

Subito nel candido piatto, si spargeva la chiazza rossa, risucchiata ben presto da avidi savoiardi risecchiti.

Il rito era sempre lo stesso: uno strato di biscotti rossi, la crema, uno strato di biscotti bagnati nel caffè, la cioccolata; gli strati erano sei e sopra, una cascata di pezzi di fondente nero, insieme a qualche ciliegina rossa.

Tu stavi a guardare incantata e inevitabilmente chiedevi alla nonna di raccontarti la fiaba del magico nettare rosso.

Così la nonna ti accomodava sulle sue ginocchia e iniziava…

“Correva l’anno 1743. Nel vasto terreno alle spalle di Santa Maria Novella, potevi gioire delle decine e decine dei tanti fiori che in primavera schiudevano le loro corolle al primo tiepido sole. Lì potevi giovarti degli odori freschi, frizzanti, dolci o amari che emanavano le svariatissime specie di piante presenti in quel paradiso terrestre.

Per questo motivo il luogo era scelto da moltissima gente per rinfrancarsi l’anima e il corpo dopo mesi di freddo, di fame, di stenti. Ultimamente però i capannelli si stavano facendo sempre più fitti, la gente accorreva dai luoghi di periferia, dalle lontane campagne, da Settignano, da Fiesole.

No, non era soltanto il ristoro il motivo di tanta affluenza, ma la notizia di un siparietto che ogni mattina si ripeteva uguale….

Si raccontava in giro che un certo Fra’ Cosimo, avesse scoperto per caso, pestandola con i piedi scalzi, i miracolosi effetti di una sostanza rossa, densa, dall’odore pungente di cui si era macchiato involontariamente calpestando le cocciniglie che da tempo infestavano l’orto.

Si diceva che il frate avesse voluto provare il gusto di quella sostanza e che subito dopo si fosse sentito incredibilmente vivace e presente, tanto da riuscire a recitare per tre volte di seguito un intero rosario.

Se andavi all’orto di Santa Maria Novella verso l’ora in cui il sole era già sorto da tempo, potevi assistere ad un mirabile esilarante spettacolo: potevi osservare Cosimo, con il suo saio marrone sollevato sopra le ginocchia a mo’ di ballerina, saltellare allegramente da una zolla all’altra, cercando di centrare gli innumerevoli bottoncini rossi che goffamente cercavano di sfuggire alla mattanza. Il frate poi aspirava dal terreno il liquido colorato con una pipetta da chimico e lo depositava in un’ampolla di vetro soffiato che subito nascondeva con gesto plateale sotto l’ampia sottana.

Immediatamente correva in convento come una lepre inseguita dal cane.

 A quel punto tutti restavano con le bocche aperte, sospesi, incantati, le braccia desolatamente penzoloni per non poter conoscere il finale di quell’insolito spettacolo. Si facevano mille congetture, ma fu soltanto quando un ardimentoso entrò di soppiatto nella farmacia del convento, che si svelò il mistero.

In mezzo ai grandi vasi di ceramica dipinta, facevano bella mostra di sé piccole bottigliette rosse con un’etichetta davvero singolare

 “alchermes, elisir di lunga vita. Toglie ai bambini i vermi intestinali e la paura”.

La notizia giunse presto alla corte dei signori di Firenze, i Lorena che vollero subito provare quel magico liquore.

Ne rimasero entusiasti e cominciarono a farne largo uso, rendendo ricco e famoso fra’ Cosimo.

Col tempo l’agiata famiglia concesse a tutti i fiorentini la possibilità di acquistare quel mirabile elisir, benefico soprattutto per i bambini. Più tardi, con l’ingegno si scoprì che il rosso liquido poteva entrare nelle cucine per la sua capacità indiscussa di decorare ed aromatizzare torte sopraffine”.

La nonna terminava sempre il suo racconto con un largo sorriso ed un sonoro bacio sulla tua fronte piccolina, ammiccando sorniona a quella buffa bottiglietta rossa.

Tu, bambina ridevi felice di questa storia singolare ed indagavi nella bottiglia alla ricerca vana del favoloso insetto.

 Allora la nonna ti rassicurava:

  • Ma no sciocchina, cosa credi, che siamo ancora in pieno medioevo? Oggi quel colore rosso è fatto con la chimica, tranquilla, le cocciniglie avranno lunga vita!

Tu raggiante ti rassicuravi e il giorno dopo assaporavi con gusto la tua fetta rossa farcita di crema e cioccolata.

Ora sei adulta, ma godi ancora di quei momenti belli. Così, come una staffetta con la bandierina in mano, aspetti di passare il testimone a chi vorrà fruire della tua dolce esperienza del passato.

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