TERRE MAGICHE: ISLANDA

                                                                                                                           

UN’ISOLA AI QUATTRO VENTI

Visitare la Terra entrando nel suo passato più remoto, vedere come in un film in 3D, lo scatenarsi del suo atavico vigore, percepire i colori e gli odori dei primordi, sentirsi come una pagliuzza sbatacchiata dal vento più forte, rimanere abbagliato dal bianco che spicca sui ghiacciai oppure rilassarsi nel verde muschio mescolato al marrone e al nero di un terreno antico. Infine stupirsi delle mille sfumature boreali in una gelida notte artica.

Tutte queste sensazioni ed emozioni puoi viverle dentro una fiaba oppure in Islanda.

Reykjavík sarà per molti giorni il tuo ultimo ricordo dei confort e di tutte le comodità che avevi sempre dato per scontate. Qui prendi congedo da ciò che definiamo civiltà e ti immergi nelle origini del più lontano passato. 

Cominci quindi il viaggio dal Sud del Nord, dove ci sono solo due stagioni.

Il Circolo d’Oro ti accoglie in maniera speciale, inghiottendoti nei sottofondi caldi della Terra: a un tratto sei in fondo a uno strapiombo, a sinistra l’alta parete della placca nord americana, a destra l’Eurasia. Il magma poco sotto ai tuoi piedi, ancora risale e ribolle, un umido calore ti investe richiamando sulla tua testa nugoli di piccoli insetti assillanti.

Riemergi e un caloroso freddo odore di nuova vita ti accoglie.

Gulfoss prorompe possente con la sua maestosa cascata. L’acqua somiglia a una pezza di morbida seta sciorinata sul bancone di un sarto sapiente. Il bianco della potenza si fonde e confonde col verde vellutato del terreno intorno, interrotto soltanto talvolta da profumate macchie di giallo. Su tutto si staglia l’azzurro del cielo. Più in là puoi notare numerosi laghetti fumanti del primordiale liquido caldo. Più avanti la forza si fa prorompente ed esplode in grattacieli d’acqua bollente. Il rombo ti scuote con ritmo regolare.  Ed ogni volta ti sorprende. 

Il tempio sul mare è costruito in basalto ed è tutto a colonne. Sabbia ancora giovane e granulosa trattiene a lungo ogni impronta. Poi lasci la costa e ti inoltri sul promontorio rotondo coperto di un’umida e morbida erba, poggiato su rocce rossicce. Qui puoi incontrare qua e là sconcertanti individui dall’abito scuro indossato su corpetti candidi. I piedi palmati di un arancione violento ti riconducono all’incantato mondo delle Pulcinelle di mare. Hanno gli occhi incassati in corolle di gigli, il becco adunco spicca dei toni del rosso, del giallo, del rosa. Sono i padroni del promontorio. Uno dei simboli di questo sorprendente mondo.

Sulla Black beach di Reynisfijara stridono i tanti gabbiani celati nella scura roccia vulcanica e a un tratto si innalzano in volo attirando il tuo sguardo con il loro candore.

Poi distogli lo sguardo e quel bianco diventa accecante sull’immenso ghiacciaio. Qui troneggiano gli iceberg, poderosi testimoni dei tanti contatti dell’uomo con questa natura selvaggia, stampati con strani colori (azzurro, verde, grigio) sui loro umidi fianchi.

E tu che navighi in mezzo alla laguna, ti misuri con quei giganti ghiacciati. Procedi, assaporando con gusto l’eccezionale spettacolo della natura nel muso di una foca a un metro da te, nel volo elegantissimo di uno zigolo delle nevi o di una starna artica.  Torni a terra e osservi ammirato il piccolo uccello dal capo nero nascosto dietro un cespuglio di erica che ha appena pescato un pesciolino d’argento e te lo mostra altezzoso.

Il promontorio di Hvalnes si erge aspro e quasi brullo sulla pianura dai mille toni di verde, dove azzurri laghetti glaciali spiccano lucenti sotto il tiepido sole.

Cammini su minuscole pietre vulcaniche immaginando la transizione fra i dinosauri e l’era che ha portato a noi. Intorno hai solamente una distesa bruna, poi lo stupore prende il sopravvento: davanti a te, proprio ai tuoi piedi, una ghirlanda di fiorellini rosa che hanno sfidato la natura e sono nati in quel punto. Assieme noti altri piccoli compagni bianchi che se ne stanno protetti al centro di quel girotondo colorato.

La Terra sa farsi tenera anche qua con questo delicato, sorprendente omaggio.

Se riprendi il cammino lasciando il piccolo fiordo ed inoltrandoti un po’ più all’interno, incontri un piccolo gruppo di case di legno. Ti accolgono severe con le loro facciate grigio antracite o rosso mattone, su cui spiccano le cornici bianche delle molteplici finestre. Nessun abitante, l’ambiente è quasi spettrale, in primo piano troneggia lo scheletro enorme di una balena.

Salendo da est ti inoltri nel nord dell’Islanda.

Nel villaggio che incontri dopo un lungo cammino, sei accolto da un Sanbernardo maestoso che gode di un tiepido sole davanti alla porta della sua abitazione. Appena ti vede alza la zampa pesante e inizia a bussare alla porta: non vuole entrare, chiama i padroni, perché c’è uno “straniero” a minacciare la pace del luogo.

Sei a Tjaldstaedi dove inaspettatamente incontri un “angelo”.

Si materializza in un attimo accanto al grosso animale che ha appena bussato e sorride. Poi vola leggera sul tetto spiovente della casetta di fronte e tu t’incanti a guardarla.

La bimba potrà avere tre anni, ha un volto rotondo, paffuto, incorniciato da capelli ricciuti di un biondo assoluto. La frangetta sovrasta i due occhietti scuri e pungenti che ti arrivano dritti al cuore. Il sorriso è dentro labbra sottili. Non parla, a un tratto scompare.

Così il tuo cammino riprende sereno, fino a  ritrovarti in un villaggio fatato, formato da tante casette dal tetto spiovente coperto di morbido muschio verde. L’identico verde colora il terreno rendendolo morbido al passo. Le case hanno ampie finestre sulla facciata in legno fino a metà, mentre in basso, dove si apre l’unica porta d’ingresso, pare siano di torba.

Qui intorno vivono forse i “cugini” degli esseri umani, discendenti di alcuni figli di Adamo e di Eva, e che Dio stabilì, sarebbero stati invisibili all’uomo. Questi elfi si distinguono da noi per la loro bellezza e ricchezza. Emanano un’aura di luce e abitano in rocce particolari.

Hanno un carattere litigioso, amano fare baldoria ballando e ridendo. Spesso ci fanno bizzarri dispetti, ma hanno il cuore buono e in fondo amano i loro umani parenti.

Dopo un po’ la dolcezza del luogo lascia il posto ad un suolo aspro e duro, dove impera la lava. Qui tutto assume i toni del bruno, qualche chiazza di zolfo che libera il giallo mentre in zone nascoste puoi ammirare il bianco cotone islandese. La zona è il preludio all’infernale campo geotermico. Qui dovunque cammini, senti il caldo del suolo mentre ai tuoi piedi decine di laghetti ribollono del liquido primordiale. Qua e là il tutto si trasforma in vapore riscaldando l’ambiente. E’ in questo posto fantastico che la Natura ti offre uno splendido bagno caldissimo in mezzo all’abbraccio gelato delle montagne intorno. Subito dopo ti senti rinato.

Ma la magia di questo mondo lontano continua in altre strabilianti realtà mozzafiato. A Godafoss rimani di nuovo incantato di fronte alla fredda fluidità dell’enorme “cascata degli dei”. Il muro d’acqua prorompe assordante restituendo nel salto un fitto vapore gelato, mentre la luce del sole, rifranta, offre l’arcobaleno.

A Nord trovi il fiordo più lungo, collegamento con il Mare Glaciale Artico e le sue vite sommerse.

A sera se vuoi, puoi salire su un enorme barcone e incontrarle. Ti serviranno vestiti pesanti e sopra una tuta speciale per non congelarti. L’imbarcazione procede lenta per ore dentro l’immenso canale finché non guadagna il mare aperto. E’ questo il santuario dei lucidi, neri cetacei che accolgono il visitatore gioiosi, danzando, guizzando sull’acqua, spruzzando alti zampilli. Ora vedi una pinna, ora scorgi una coda, a destra una coppia fa un tuffo e provoca un’onda improvvisa, a sinistra la megattera sporge il muso sul pelo dell’acqua per lasciarti un sorriso.

L’avventura da lupo di mare rimane impressa in decine di foto ma soprattutto nel cuore.

Prosegui il tuo viaggio e vai verso l’ovest: di nuovo villaggi incantati, poi incontri un nuovo piccolo gruppo di case dai tetti celesti, addossate. Qui, pescatori rimasti incollati al loro passato hanno eretto un sostegno di pali di legno per essiccare i merluzzi.

Da questa parte la natura è più ostile: un gelido vento mischiato alla pioggia insistente, coglie beffardo chiunque transiti su l’unica strada, ti insulta, ti offende, sbatacchia l’auto pericolosamente. Intorno il paesaggio è lunare.

Scampato, tiri un respiro di sollievo quando scopri di ritrovarti nuovamente a Reykjavík, in un rassicurante caos urbano.

La città ti accoglie pulita, ordinata, piena di biciclette variopinte.

Qui trovi la sintesi del magico territorio dell’Islanda rappresentato in una grande chiesa modernamente gotica a simulare i geyser e lo splendido basalto colonnare.

L’incantesimo degli elfi che ti ha trasportato in ere lontane, nella magia dei primordi, corona così il suo prodigio.

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