LA TAZZINA RIBELLE

Oh mio dio! La sveglia ha suonato!

Adesso si alzano tutti, sento il trambusto: Lorenzo che sbatte la porta del bagno, suo padre arrabbiato di prima mattina, il gatto che miagola alla porta d’ingresso.

Ecco lei, la signora Matilde.

NO, signora, pietà, non lo voglio il caffè stamattina!

Macché, lei non mi ascolta, la moka già sbuffa spavalda e mi osserva con sfida.

Ecco la mano che si avvicina, mi afferra per l’unico orecchio: ahi, che dolore, non voglio, non voglio, ho un gran mal di testa e il calore mi opprime!

Macché, nessuno mi sente, anche oggi è arrivata la doccia bollente.

Ma guardala questa famiglia felice, tutti a sfruttare me e le mie tre sorelle, tuti qui intorno, con i loro biscotti e altri intrugli.

Mamma mia che imbarazzo, il caffè mi ha sporcato la faccia e la moka là in fondo se la ride di me.

Ora basta, tento il tutto per tutto e me ne scappo lontano da qui.

Detto fatto la piccola tazza si piega e scivola giù dal piattino.

Ma cade, si rompe.

 Per sottrarsi al servile destino, il suo piccolo cuore oltraggiato è andato in mille pezzi.

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