Il più colorato di tutti: storie di banchi e venditori speciali

IL MERCIAIO DELLE CURE

E’ la colonna sonora del Mercato delle Cure; quella presenza invadente, ma al contempo invitante, si conferma ogni giorno attraverso i toni stonati da tenore mancato.

Ogni tanto dal banco dell’uomo si sente levarsi alto un richiamo – Donne venite, ce l’ho di puro cotone, toccate, toccate è la merce più “bona” di tutto il mercato!

Gli ambulanti vicini, stizziti, avanzano qualche irriverente commento, lanciano un improperio, cercano invano il consenso dei tanti acquirenti che divertiti, abbozzano un sorrisetto consolatorio come per dire “lasciatelo sfogare questo vostro simpatico collega, che in fondo non vi danneggia, anzi richiama curiosi, possibili compratori anche per voi”.

L’ometto tutta voce ha un corpo esile, è basso, gli occhi scuri, perennemente sorridenti, sovrastano il pronunciato naso adunco.

La bocca, continuamente aperta a declamare, svela la fila bianca dei denti, incredibilmente bene allineati e splendenti.

Ogni mattina, con le sue mani ossute, afferra magliette, reggiseni o mutande poi inscena una lenta danza ondulante ostentando la sua splendida merce che attira inevitabilmente gli sguardi ammirati o distratti della gente. Accompagna i suoi gesti con qualche accenno alla Carmen, alla Bohème o al Barbiere di Siviglia e ogni volta è una stecca.

Sulla maglietta bianca della salute, ovviamente di puro cotone e i sempiterni jeans, porta un grembiule con pettorina, dai colori sgargianti così che appare più simile a una brava massaia che ad un rivenditore di fine merceria.

Dalla mattina presto fino all’ora di pranzo, da quel suo singolare palcoscenico arringa la folla dei passanti e ne guadagna facilmente il consenso.

Eccolo che indovina l’interesse di una matura donna per l’abbigliamento da camera:

  • Guardi signora che merce! Cosa cerca un pigiama o una camicia da notte? Questa l’è di percalle, il meglio del meglio! Senta che stoffa, fresca, avvolgente, non stiro…

Intanto un’altra donna mostra interesse all’intimo.

  • Le mutandine? Ce l’ho fino alla sesta taglia, lisce oppure canneté, si adattano ad ogni circonferenza, due paia dieci euro con lo sconto di due.
  • Le prendo volentieri
  • Brava, lei per davvero se ne intende!

Più in là, un signore un po’ attempato rovista fra i calzini.

  • Oh lei, non mi butti all’aria ogni cosa, che numero cerca, li vuole lunghi o corti? Gli do un consiglio, li compri di filanca che sono più elastici e gli si adattano sicuramente meglio!
  • Grazie buon uomo – risponde il compratore – Sa, io non me ne intendo molto…

Ma l’ambulante non lo ascolta nemmeno, è già preso da un’altra acquirente che ha notato certi strofinacci da cucina morbidi, morbidi, molto assorbenti.

  • Questi sono un affare signora cara, li ho presi tutti io da un fallimento, per questo li do a poco, ma costerebbero il doppio!
  • Ah, grazie, ci penserò…

Risposte di questo tipo, mandano l’uomo in bestia.

  • Cara la mia signora, lei proprio non si intende di niente, come si fa a buttar via un’occasione come questa, lei si dovrebbe vergognare. Forza, venite a controllare che roba vendo, chi la vuole questa serie esclusiva di cenci da cucina a nido d’ape? Il meglio sulla piazza, quasi ve li voglio regalare per fare rabbia a quella lì che ha detto che ci deve pensare!

Il tono della voce si fa aspro, i più curiosi si avvicinano e danno luogo ad un assembramento intorno al banco del venditore che appare molto contrariato, tastano premurosi la stoffa, la soppesano ne annusano le fibre. – Ha ragione lui – molti concludono – E’ per davvero un buon articolo.

Tutti così vogliono gli strofinacci causa di tanto scandalo e lui intanto li loda a voce piena perché si senta bene da lontano che i suoi sono prodotti sopraffini, adatti ai veri intenditori.

In breve, gli avventori appagati si allontanano e l’ambulante attacca di nuovo ad urlare le doti della propria mercanzia, talvolta accenna a poche note di una canzone inventata al momento, ma comunque la usi, la sua voce sovrasta ogni altro rumore, prevale sui discorsi della gente, sulla contrattazione di un prezzo, sui battibecchi, sui saluti.

Certo il suo banco non è quello più colorato, non attira per le tinte sgargianti come potrebbe fare la merce scintillante dell’Indiano lì accanto, non coccola la vista con i gomitoli di lana morbida dai mille toni diversi che vende la signora venuta fino a qui dal Campidano.  Sul banco del merciaio predomina solamente il bianco, insieme a qualche colore pastello e a un po’ di nero.

Ma certamente la bancarella del piccolo merciaio risulta quella più attraente, la maggiormente allegra, accattivante, colorita ; la sua è la bancarella che di tutte quelle del mercato rionale delle Cure, primeggia per la simpatia, cordialità e franchezza.

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