PER AMORE O PER SOLDI

UN GIALLO ALLA FIERA

Si stavano ultimando i preparativi per la grande fiera annuale di fine estate e il piccolo paesino dall’aspetto medioevale, costruito lungo la Sieve e con le spalle coperte dalla vicina catena appenninica, era in grande fermento.

Tutti gli abitanti avevano in qualche modo contribuito alla organizzazione dei festeggiamenti che da una parte avrebbero celebrato il Santo Patrono e dall’altra dovevano sancire il rituale antico della compravendita di bovini, ovini e suini, proprio come si usava fare da quelle parti fin dall’antico medioevo, appunto il periodo in cui quell’agglomerato di costruzioni di pietra era nato.

La fiera doveva durare tre giorni e culminare in una mirabolante rappresentazione pirotecnica davanti a migliaia di persone.

Il giorno dell’inaugurazione era arrivato e il Sindaco si trovava già sul palco rialzato al centro della piazza principale, con tantissima gente dintorno. Era un uomo di circa sessant’anni, figlio di allevatori del luogo, serio e responsabile, aveva potuto studiare e conseguire la laurea in veterinaria. Adesso era il medico stimato e rispettato di tutti gli animali del paese e del circondario. Era una persona semplice, che vestiva solitamente in jeans e camicia scozzese, ma per l’occasione si era messo un abito intero grigio e cravatta intonata; indossava la fascia tricolore che sottolineava la solennità del momento.

Accanto a lui stava la vice sindaco, signora di mezza età dall’aspetto molto curato, emanava un intenso e dolce profumo, che disdiceva con l’intenso odore di fieno dintorno.

Le malelingue dicevano che fosse l’amante segreta del Sindaco, infatti li avevano visti più volte passeggiare da soli a stretto contatto, parlottando fitto fitto, con un sorriso di piacere sulle labbra, ma nessuno poteva esibire dell’intesa fra i due, la benché minima prova.

Tutti stavano dunque aspettando il discorso e ingannavano il tempo fra conversazioni sulla salute e sul tempo, maldicenze e scommesse; subito dopo sarebbe iniziata festa.

 Ma ciò non avvenne.

Irruppe invece ad un tratto, l’inconfondibile auto scura dei carabinieri che dopo essersi fatti largo in mezzo alla folla, raggiunsero il Sindaco e gli notificarono che era in arresto per l’omicidio di Sonni Renzo, rivenditore di semi e granaglie del posto. Il Primo cittadino si schermì respingendo fermamente l’accusa a voce alta e ferma, affinché fosse ben chiaro che lui non aveva commesso alcunché. Tuttavia lo portarono via lasciando gli astanti basiti.

Con grande imbarazzo la vice sindaco prese allora il microfono affermando che c’era stato di certo uno sbaglio e che la festa poteva comunque iniziare. Poi, singhiozzando, scomparve in mezzo alla folla.

La fiera entrò dunque nel vivo con le sue decine di bancarelle assediate da acquirenti eccitati dalla novità inaspettata del delitto. La gente adesso ragionava animatamente soltanto di questo. C’era chi scagionava il sindaco a priori proprio perché si trattava del primo cittadino, chi lo riteneva invece colpevole in quanto una volta lo aveva visto litigare col civaiolo, altri avanzavano l’ipotesi che fosse una questione di corna e che il movente fosse la vice sindaco. Nello strettissimo corridoio che divideva la bancarella del fruttivendolo da quella del salumiere il battibecco fra una prosperosa signora dal davanzale troppo sporgente e l’attempata sarta del paese, sfociò in un vero disastro: le due donne avanzavano tesi opposte sulla colpevolezza del sindaco ed erano così poco inclini al compromesso, che vennero alle mani. Nella baruffa la donna prosperosa si appoggiò pesantemente sulle forme dei formaggi impilate sul margine esterno del bancone, facendole ruzzolare fra i piedi dei passanti. Molti inciamparono provocando il caos totale fra salsicce e salami che saltavano in aria da una parte e cavoli, arance e zucchine che si spandevano ovunque.

Contemporaneamente si svolsero le indagini per arrivare ad un’equa conclusione del caso.

Fu sentito per primo l’allevatore di pecore che in occasione della fiera aveva allestito un recinto nella parte più appartata della piazza principale. Qui, su un morbido pavimento di fieno, aveva rinchiuso  sei pecore di razza pomarancina con un tenero agnellino. Gli animali ruminavano pacifici mentre sembravano bearsi degli sguardi ammirati dei passanti.

L’uomo conosceva bene sia il Sonni che il Sindaco: entrambi possedevano infatti dei terreni confinanti con il suo pascolo. Il presunto omicida coltivava viti e olivi, la vittima seminava ciclicamente girasoli e colza. Talvolta fra i due c’erano stati dei dissapori a causa dell’approvvigionamento dell’acqua per l’irrigazione che occasionalmente scarseggiava, ma poi facevano pace.

Anche il merciaio venne ascoltato con attenzione: la sua bancarella, coloratissima di nastri e filati di lana e cotone, era assediata dalle donne del luogo in cerca di bottoni e cerniere, oppure che si adoperavano per trovare qualche metro di trina per orlare un lenzuolo.

L’uomo, vicino di casa della vittima, aveva visto spesso un’ombra suonare alla porta del malcapitato, ma essendo sempre tarda sera, non sapeva di chi si trattasse, vedeva però la medesima ombra allontanarsi ogni volta a tarda notte, quando lui, per problemi d’insonnia, assumeva il consueto sonnifero.

Nello stand delle mucche i poliziotti radunarono tre allevatori. Le stalle dall’odore pungente, calde del fiato dei bellissimi esemplari di razze diverse, rappresentavano il fulcro di tutta la fiera, attrazione esaltante non solo per gli interessati acquirenti, ma per qualunque visitatore dell’evento annuale. Le Limousine erano le più grandi, dal delicato manto color nocciola chiaro, sbalordivano per l’imponenza. La Frisona e la Bruna, produttrici di ottimo latte, esibivano enormi mammelle stracolme. Sistemate in file ordinate, masticavano fieno noncuranti del caos tutt’intorno.

Uno dei tre allevatori era in trattative per la vendita di un terreno al Sindaco, ma non aveva definito ancora l’affare perché un ‘altra persona aveva manifestato interesse offrendo una cifra più alta. Non sapeva chi fosse il secondo probabile acquirente, perché l’offerta era giunta tramite un mediatore.

Un altro allevatore, le cui stalle si trovavano sulla linea di confine con il terreno della vittima, testimoniò di aver notato più di una volta la vice sindaco discutere animatamente col vicino andandosene visibilmente alterata.

Il terzo allevatore non pensava di poter essere di aiuto alle indagini poiché proveniva da un paese dell’alto Mugello, molto lontano da lì. Riportò tuttavia un pettegolezzo che circolava da tempo anche nella sua zona: il venditore di semi e granaglie ucciso a bruciapelo con una coltellata al cuore, era il vincitore dell’ultima lotteria nazionale il cui premio ammontava a ben cinquecentomila euro.

I poliziotti verbalizzarono puntualmente ogni parola di ciascun testimone e mentre ormai le prime avvisaglie della sera inondavano di luci calde e variopinte le bancarelle, si diressero verso la postazione del venditore di zucchero filato che con il suo carrettino bianco invitava i bambini e non solo loro, a gustare il suo prodotto soffice e appiccicoso, dall’inconfondibile profumo ammaliante.

L’uomo era titolare di un negozio di dolciumi proprio nel corso principale del piccolo paese, il luogo era sempre gremito di golosi avventori con i quali egli era solito chiacchierare dei fatti del luogo, dei matrimoni, dei funerali, delle disgrazie e dei momenti di gioia di tutti. Ogni notizia che i militari avevano raccolto dagli altri testimoni era a sua conoscenza, ma non solo …

Fu lui ad offrire la chicca più buona per risolvere il caso.

Il vice sindaco ha un amante segreto – asserì l’uomo – che abita molto lontano, in Piemonte. Da tempo i due vogliono andarsene insieme, fuggendo lontano, lasciando alle spalle la moglie ignara di lui, infischiandosene dei propri doveri verso i suoi concittadini e il suo Sindaco da parte di lei.

Si era fatta ormai ora di cena, i vari “punti ristoro” allestiti per la fiera invadevano l’aria con gli intensi profumi di lampredotto bollito, di patatine fritte, di caldarroste… Il brigidinaio riempiva i sacchetti di crocchiante acetato, con le gialle cialde dall’inconfondibile sapore di anice.

Stava per divampare la gioia dei fuochi artificiali impazienti di esplodere.

Allo scoccare fragoroso del grande spettacolo pirotecnico, il Comandante ricevette il rapporto della squadra che aveva svolto le indagini. L’alto ufficiale si chiuse a chiave nel suo ufficio e vi rimase l’intera notte.

La mattina seguente il Comandante chiamò presso il suo ufficio la fidata squadra che aveva svolto le indagini e congratulandosi per l’ottimo lavoro che i carabinieri avevano svolto, comunicò loro che il caso era risolto, confrontando le testimonianze raccolte, era giunto infatti alla logica conclusione.

Ordinò che fossero immediatamente convocati la vice sindaco, il Sindaco che si trovava in cella d’isolamento e l’allevatore che aveva messo in vendita il proprio terreno. L’amante della donna risultò irreperibile.

Il Comandante iniziò:

…La vice sindaco era venuta a sapere della vincita alla lotteria del civaiolo.

Sapeva anche della sua aspirazione a comprare quel terreno di proprietà dell’allevatore di mucche da latte – terreno che desiderava anche il Sindaco in persona.

La donna, come sappiamo dalla testimonianza del rivenditore di zucchero filato, desiderava fuggire con l’amante verso un luogo lontano e là stabilirsi definitivamente.

Ecco quindi che aveva bisogno di molti soldi.

D’accordo con l’amante, aveva così deciso di sottrarre al Sonni l’intero ammontare della vincita.

Per conseguire il loro scopo i due amanti si erano finti interessati all’acquisto del terreno: lei, sotto falso nome doveva comprarlo, lui si fingeva mediatore. Avrebbero rialzato l’offerta finché  l’avversario avesse deciso di non controbattere. Una volta ottenuto il terreno, si sarebbero finti pentiti e lo avrebbero ceduto senza pretendere alcun corrispettivo in denaro al Sindaco, riservandosi in seguito di accusarlo di appropriazione indebita.  In un secondo momento avrebbero rapito il Sonni e gli avrebbero sottratto tutto il denaro minacciandolo che se si fosse opposto, sarebbe stato da essi stessi  indicato come  colpevole del medesimo reato del Sindaco.

Del terzo possibile compratore che ancora nessuno aveva identificato, era venuto intanto a conoscenza il Sindaco che, all’oscuro della macchinazione criminale, si era recato varie volte a casa del Sonni per accordarsi, da buoni amici, su chi dovesse concludere l’affare fra loro due, buoni vicini da sempre, prima che quel “terzo incomodo” li gabbasse entrambi.

Del resto il Sindaco sapeva bene che il Sonni avrebbe potuto alzare la propria offerta anche di molto perché la vice sindaco gli aveva riferito della vincita.

I due si erano lasciati in pace, stabilendo che il primo cittadino si sarebbe tirato indietro volentieri dall’affare, pur di non far cadere quel pezzo di terra del suo amatissimo paese, nelle mani di qualche sconosciuto.

Purtroppo lo sprovveduto civaiolo, credendo di fare un gesto nobile nei confronti del proprio Sindaco assecondandone le attese, aveva deciso di affrettare i tempi offrendo all’allevatore l’esorbitante cifra di duecentocinquantamila euro sull’unghia, lasciandolo sbalordito e confuso. Avrebbero concluso la vendita subito dopo la fine della fiera.

L’allevatore aveva provveduto ad informare i due finti acquirenti del fatto che aveva accettato l’offerta del Sonni scatenando le ire dei due amanti.

Lui, accecato dalla rabbia per aver perso l’unica occasione di scapparsene per sempre con la propria amante, aveva afferrato un coltellaccio da cucina e in un attimo aveva raggiuto l’abitazione del civaiolo, uccidendolo.

Subito dopo era corso trafelato a casa della donna; da lì aveva telefonato, camuffando la voce, ai Carabinieri, per accusare il Sindaco dell’efferato delitto.

Fu qui che la donna scoppiò in lacrime e confermò tutto quanto era stato illustrato dal Comandante.

Il Sindaco fu così liberato.

La vice, distrutta dal rimorso e dalla vergogna, affrontò la galera.

L’amante fu ritrovato il giorno dopo la fine della fiera impiccato all’albero di acacia che si trovava al centro del terreno conteso.

L’intero ammontare della vincita del Sonni, custodita nei forzieri della Banca, venne devoluto al Comune che lo utilizzò per offrire un aiuto consistente a tutti i bisognosi del paese.

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