UNA SUGGESTIONE ISPIRATA DALLA MOSTRA “BROKEN IL POTERE DEL FRAMMENTO”
La giovane restauratrice si trovava in un luogo insolito a svolgere il proprio lavoro: la soffitta della casa appartenuta fino a poco tempo prima a sua nonna.Una vecchia casa, ereditata con gioia da Lia, anche se non le piacevano quei mobili in stile anni ’70, anche se detestava quei poster attaccati a ogni parete, anche se l’odore di muffa la assaliva ogni volta che apriva la porta d’ingresso. Ora era lì, nelle “segrete” del suo nuovo “castello”, fra scatoloni e cornici, fra fumetti e vecchi merletti, immersa nei ninnoli antichi appartenuti ai suoi avi. Aveva aperto una scatola a caso e, con disappunto, aveva trovato una serie di cocci avvolti ciascuno in pagine ingiallite di un quotidiano.

Ma perché cavolo mia nonna avrà conservato questi cocci inutili! – Si era domandata Lia contrariata. Aveva buttato i pacchettini da una parte ed aveva continuato la sua esplorazione…
Si sentiva bene in quel luogo: una scampata a naufragio sicuro, dopo che la sua fragile barchetta di vita era miseramente sprofondata in un abisso di disperazione. Aveva navigato a lungo con Mario, quell’uomo così dolce, tanto gentile e solare. Un po’ geloso, sì, ma che bello sentirsi importante per lui! Ogni tanto qualche carezza pesante… le restava anche il segno! Ma cosa importava, era amore. Poi però, un eccesso di affetto le aveva fatto ruzzolare le scale; in ospedale, seguita dalle giuste persone, aveva capito e lo aveva lasciato.
Con lui, aveva abbandonato anche tutti gli amici comuni, i luoghi della condivisione, la casa. Si era adattata a una camera offerta dall’amica del cuore, in attesa, – diceva – di una vita migliore.
Per fortuna il lavoro la soddisfaceva appieno: restaurare il “bello” più antico, offeso dal peso degli anni. Sì, era proprio questo che le piaceva.
Ora, quell’eredità inaspettata le aveva dato un po’ di respiro, non solo nel senso più materiale, ma anche perché era quello il sistema per sentirsi indipendente dagli altri, libera di gestirsi la vita nel suo territorio inviolabile.
Intanto, quei frammenti gettati in un angolo, catturavano il suo sguardo, facendola riflettere su quanto somigliassero alla propria esistenza.
Che fare? Lasciare quei “pezzi” al loro destino, o prenderli in mano e dar loro un risveglio di vita?
Lia voleva ricominciare daccapo, non solo una casa, il lavoro, ma anche una nuova famiglia fondata sul rispetto e l’amore. Lia voleva ricomporre quei cocci, riportarli alla forma perfetta di prima.
Allungò la mano afferrando un pezzo. Si trattava di una ceramica smaltata dalla forma grossolanamente triangolare ma con la base curva. Era certamente un piatto decorativo da parete – osservò la restauratrice. Probabilmente di fine ‘800.Che brutto! – aggiunse sorridendo.
Decise di liberare dall’involucro anche gli altri quattro pezzi scoprendo così che combaciavano perfettamente salvo qualche vuoto di stucco che avrebbe sicuramente riempito agevolmente. Ma ne sarebbe valsa la pena? Riflettendo, girava intanto fra le mani uno di quei frammenti scoprendo in questa maniera, che dietro portava una scritta a matita nera, pareva una parte di una frase più lunga.
Incuriosita, Lia lesse con attenzione: ma la luce.
Rapita dalla suggestione che il frammento le dava, la ragazza ribaltò febbrilmente gli altri quattro pezzi: non si sbagliava, in ciascuno c’era qualche parola che componeva una frase più lunga, certamente di senso compiuto.
Non siamo…Attraverso le spaccature…Che passa…Ciò che resta intero.
Ma qual era l’ordine giusto, quale il significato!?
Seguendo i profili delle spaccature naturali, Lia rimise insieme il piatto recuperandone la perfetta forma rotonda e con sua grande meraviglia, ricompose anche la frase:

Non siamo ciò che resta intero, ma la luce che passa attraverso le spaccature.Ecco perché la nonna aveva conservato quel piatto rotto: dietro riportava il pensiero più giusto, la ragione stessa per cui vale la pena di affrontare la vita.
Un regalo gradito per lei in quel momento così complicato, forse una guida per nonna nel suo lungo cammino.
Ogni problema, ogni cruccio, qualunque evento improvviso bello o brutto che sia, rompe un po’ ogni essere umano, lui cerca ogni volta di rimettersi a posto, ma resta sempre una parte smussata che lascia passare la luce, ovvero quella parte che diventa di sé inedita, nuova e che lo rende diverso, quasi sempre migliore.
Lia restaurò con perizia il piatto di ceramica antico ma lasciò che attraverso le piccole crepe, passasse talvolta la luce.