MA CHI SONO LE PERSONE PERBENE?

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L’ascolto di un podcast assai interessante, mi ha suggerito questo colloquio immaginario fra un ragazzo quindicenne e sua madre su cosa voglia dire essere una “persona perbene”

-Oggi in classe la prof. ha sgridato Lapo, quel mio compagno bravissimo in matematica, simpatico, chiacchierone, fa sempre un sacco di battute e ci fa ridere a crepapelle… Gli ha detto che deve avere riguardo per le persone perbene…

Lui non aveva voluto che un compagno venisse sospeso perché secondo il Consiglio di classe, aveva istigato l’occupazione della scuola, ma quel ragazzo si diceva innocente, chiedeva che facessero delle indagini, che sentissero dei testimoni. Invece loro lo hanno bollato dicendo che ha origini poco chiare e per questo è comunque un tipo sospetto da allontanare… Allora Lapo ha detto che non si può condannare una persona solo perché non ci piace, solo perché non è tanto chiaro di pelle e stona con l’armocromia del gruppo.

-Ma a te invece sta simpatico vero?

-certo che sì, ma non è questo il punto, il mio compagno Josè non si è potuto difendere, non lo hanno proprio fatto parlare…  E poi cosa c’entra dire a Lapo che non rispetta le persone perbene, anzi, a me sembra il contrario!

-Tu chi pensi che sia una persona perbene?

-Beh, una che rispetta le regole, che vuole la giustizia…

-E pensi che le “persone perbene” a cui accennava la prof. siano così? Cosa si aspettavano secondo te i genitori dei tuoi compagni dal Consiglio di classe in merito al caso di Josè?

-Mmmmh, che lo sospendessero perché è antipatico a tutti loro, che vuoi, sua mamma va in giro col velo, suo babbo raccoglie pomodori nei campi… Lo sai quali famiglie governano il mio liceo, lo sai anche tu che non c’è parità e che spesso i più ricchi hanno i voti più alti.

Voi due siete diversi mamma, lo vedi, io con te parlo di tutto, ma i miei compagni sono dei ricci in famiglia, sono succubi del potere dei soldi anche loro.

-Sono fiera di questo che dici, vedi, a suo tempo io e il babbo eravamo attivissimi contro tutte le ingiustizie che c’erano e lottavamo con forza per una maggiore equità in tutto il mondo. Speravamo di far cambiare qualcosa, invece siamo ancora come mezzo secolo fa. E Lapo, il tuo amico, ha ragione, è il sistema sbagliato!

-In che senso dici che Lapo è nel giusto?

– Perché la persona perbene, non è quella che chiede che la giustizia penda dalla parte di chi gli è più simpatico, cioè, non si deve pensare che Giustizia sia uguale a privilegio, ma Giustizia è un diritto di tutti che ci stiano simpatici o antipatici.

Questo è stato sempre uno dei principi più sacri dell’uomo.

-Ma di solito mamma, chi è che può garantire a tutti che sia applicato questo principio?

-Beh, ci sono i giudici che hanno la piena autonomia di giudizio. Naturalmente non prendono decisioni se non dopo aver sentito testimoni, conosciuto i fatti, ascoltati gli avvocati pro e contro il presunto colpevole. E non solo, se uno pensa di essere stato mal giudicato può fare ricorso più volte per rifare il processo. E’ così che uno Stato si dice sia “di diritto”.

E nessuno, proprio nessuno può interferire su quanto decidono i giudici.

-Allora mamma La differenza fra una persona perbene e una no sta nel l’essere disponibile a sottoporre a verifica non solo il comportamento degli altri, ma anche il proprio, giusto? Cioè, sta nel capire se siamo imparziali o pendiamo da una parte sola.

-Sì hai capito benissimo e sai che ti dico? Domani richiederò un’assemblea di tutti i genitori per discutere il caso perché ciascuno ha gli stessi diritti e Josè è uno di noi.

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