IL MITO DI ICARO

incontro con Galileo Chini

ILLUSIONI DI CERA

Era un giorno uguale a tutti quegli altri, ma lui lo voleva rendere unico.

Da tempo il suo mondo ovattato e sicuro gli pareva una cappa di piombo: una casa accogliente, la passione di una compagna, il figlioletto che cresceva bello, sano e paffuto, un lavoro consolidato, tutto gli appariva sbagliato.

Intanto gli pareva che fuori ogni cosa stesse cambiando, che tutto diventasse migliore: suoni, rumori, colori e tendenze diverse creavano un assordante miraggio per quel tipo mediocre.

Pensò che soltanto scappando avrebbe potuto raggiungere la nuova realtà di una vita diversa che andava anelando.

Creò così grandi ali di cera per librarsi al di sopra del tetto e arrivare sempre più su, dritto verso le stelle così da superare ogni cosa ed ogni pensiero che nel suo piccolo mondo sbiadito poteva sembrare immobile, statico.

Indossò speranzoso la sua libertà.

Era l’alba ed una luce rosa, appena accennata, si mischiava ancora ai mille blu della notte; brillavano sempre le stelle che timide, smorzavano la loro luce splendente per fare spazio ad un sole nascente.

L’uomo saliva cullato da un docile vento che accompagnandolo in larghe volute, gli offriva una vista dall’alto del suo mondo sofferto.

Godeva quell’uomo sapendo di essere ormai indipendente rispetto al tran tran che vedeva là in basso; saliva e girava, mirava sempre più in alto andando a braccetto con poiane e con storni molto gioviali, poi si buttava in picchiata sfiorando le punte di cipressi spauriti. Volando, pian piano capiva che anche quel cosmo fatto di nidi e di ali seguiva regole molto precise, si accorse che i genitori pennuti erano padri e madri coscienziosi e assennati. Vide che alberi e piante deponevano i semi secondo un preciso disegno, comprese che tutto era determinato da dedizione e rigore amorosi.

Il volo assunse allora un ritmo più lento.

Scendendo di quota, rivide il tetto della sua casa e dalla finestra sulla soffitta scorse la propria famiglia intristita e frustrata per la sua sparizione.

Il rimorso lo colse profondo: a cosa aveva voluto sottrarsi? Ma cosa cercava? L’Universo aveva leggi uguali per tutti, gli stessi rapporti, le stesse incombenze. E anche l’amore era uguale per tutte le specie.

Con un colpo di reni invertì direzione e bucando le nubi ritornò sulla Terra. Sul terrazzo ripose le ali che si sciolsero al sole.

La sua vita in famiglia riprese formidabile e piena.

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