ILLUSIONI MARINE

Ne percepiva la vicinanza dal profumo intenso dei pini  che brillavano resinosi lungo l’ampio viale. Era quello il segno che la  meta agognata era vicina. Dopo il breve viaggio in autostrada, rapita dall’auto fidata a una città faticosa e opprimente, apriva i finestrini: finalmente  poteva respirare ancora una volta l’appiccicoso salmastro che le  penetrava  nei pori  e le infondeva una sottile sensazione di leggerezza.

La bianca luce di un’alba appena trascorsa, intensificava l’azione della naturale foschia, smussando i contorni  di tutte le cose : ogni sagoma si mescolava ad un’altra confondendo i colori impreziositi dal brillare dei raggi di sole. Intanto una brezza piacevolmente carezzevole e tiepida  penetrava nell’auto, annunciando l’arrivo imminente alla meta.

Alla fine del viale, come un miraggio, si svelava a quel punto una striscia indistinta, sfocata, dove il giallo  dorato si confondeva con azzurri diversi, ogni tanto interrotti da bianchi dinamici e scattanti.

Lei toccava terra felice e in un attimo era in quel paradiso.

L’accoglieva la miriade dei granelli dorati che la pungevano ovunque incastonandosi nella sua pelle per renderla un po’ più preziosa.

Quelle giornate iniziate da poco, conferivano al luogo un aspetto placido e disteso, e ne svelavano appieno quell’aria selvaggia che poi schiere di vacanzieri festosi avrebbero purtroppo nascosta.

Ma ancora quell’ultimo lembo di terra dorato appariva arruffato, scomposto, il bagnasciuga invaso da mille conchiglie, le buche scavate da onde scherzose che le avvolgevano le caviglie con una morbida ovatta schiumosa.

Qua e là meduse spiaggiate formavano un insolito tappeto traslucido, che alla luce biancastra del primo sole, restituivano alla sua vista centinaia di arcobaleni.

 Anche quell’anno si era rinnovato il fatidico incontro annuale, preludio di pace e riposo.

 Su quella piatta distesa a perdita d’occhio, la sola presenza era quella di un pescatore ritardatario che risaliva dall’acqua con la sua minuscola imbarcazione riportata a fatica alla secca.

La donna, liberata da ogni ritrosia, a quel punto sfidava sprezzante la forza dell’acqua ed ancora vestita entrava dentro l’azzurra fluidità di sogni, ricordi e speranze.

Il sale allora si impadroniva di lei, le avvolgeva i capelli rendendoli scaglie, le formava sugli abiti pieghe indelebili, come indurite da un appretto speciale.

La pelle tirava mentre la vista veniva annebbiata dal riflesso tagliente sul pelo dell’acqua.

Subito dopo la coraggiosa immersione, lei si sdraiava sul bagnasciuga e osservando le nuvole bianche, si divertiva ad attribuire a ciascuna la sua identità: la scimmia, un cane, il cavallo, la vecchietta con in testa una cuffia, un pagliaccio…

Poco dopo sarebbe arrivato l’amato compagno e insieme, forniti di bombole, pinne e macchina fotografica, si sarebbero immersi nell’ azzurro profondo.

Lei intanto sognava coralli dai rossi sgargianti, ostriche aperte a mostrare perle giganti, pesci dai corpi rotondi colorati di giallo e arancione, banchi di acciughe d’argento, immaginava il fluttuare lento di filiformi piante marine cresciute accanto a sassi porosi o a qualche resto di nave affondata.

Apprezzava il grande silenzio del fondale che fra breve l’avrebbe ospitata, sorrideva beata pregustando il periodo di pace che le si prospettava.

Intanto il sole si alzava rendendo più nitido tutto il paesaggio dintorno; alle sue spalle, filari di ombrelloni e lettini si estendevano adesso a perdita d’occhio, mentre venivano invasi da decine e decine di colorati individui vocianti.

Stese il suo asciugamano proprio là dove arrivava la schiuma dell’onda, isolata e felice nonostante la gente.

Intanto la brezza, prima piacevole abbraccio, trasformava pian piano il suo alito in vortice; le onde prima carezze, si facevano ora alte e forti e risucchiavano voraci il suo corpo caldo di sole.

Lui arrivò quando il caldo si stava facendo opprimente, aveva con sé il necessario per avverare il sogno che lei aveva fatto da poco; si inoltrarono insieme nell’acqua profonda e in quell’ambiente di sogno furono accolti con benevolenza, rivestiti con lucidi abiti a squame, forniti di pinne e di branchie, divennero con gioia e stupore, nuovi pesci guizzanti.

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