NONNA PALMIRA

Il giornale per il quale lavoro fu fondato subito dopo la guerra, quando ancora il grande sacrificio della Resistenza riviveva in tanti, scaldandone i cuori e alimentando quella fratellanza laica che adesso purtroppo si va pian piano affievolendo.

Qui in redazione, siamo quasi tutte donne, unite fin dagli ormai lontani e valorosi giorni della lotta partigiana. Allora fummo complici per riconquistare a tutti i costi la Libertà malignamente sottratta a tutti gli Italiani; oggi collaboriamo ancora per preservarla quella nostra conquista.

Noi, che angeli del focolare per i più, sfruttavamo la nostra trasparenza per ingannare il nemico; noi, che nella sporta della spesa celavamo messaggi cifrati; noi che tendevamo trappole all’avversario fra le lenzuola stese ad asciugare; noi, cercate e viste come umane soltanto quando mancava una carezza, un sorriso, un po’ di comprensione.

Noi, anche da combattenti, ancora orgogliosamente madri, mogli, figlie, lottavamo in nome dell’affrancamento dalla schiavitù, mentre ripetevamo all’infinito il motto rivoluzionario della Francia “Fratellanza, Uguaglianza, Libertà”.

Noi abbiamo fondato questo giornale dedicato alle donne. Tutte infatti, ora che siamo in pace, abbiamo un duplice, arduo compito da assolvere: sostenere da una parte questa nuova società repubblicana che si è delineata grazie al nostro voto; dall’altra dobbiamo confermare con fermezza e determinazione l’ autonomia che ci siamo conquistata, riscattarci dalle antiche coercizioni di padri mariti, fratelli, convincere noi stesse e il mondo intero che il libero arbitrio non è una concessione, ma un diritto così come lo è l’aria che tutte e tutti respiriamo.

Ecco, questo nostro giornale apre qualche finestra sulle tante realtà mondo, tende una mano a chi, disorientata dai casi della vita, cerca un aiuto. In questa maniera riteniamo di poter dare alle donne un contributo per assolvere ai compiti a cui dobbiamo attendere, quelli di cui ho adesso parlato.

Siamo ormai nel 1950, ci sentiamo euforici, leggeri, invulnerabili, la guerra, i lutti, le paure, sono ricordi lontani, da cancellare. Ma ciò sarà impossibile se non ci manterremo vigili, attive, se non continueremo ancora a unirci nella lotta contro l’emarginazione, contro qualunque tipo di violenza.

Ecco perché adesso vi racconto del recente passato, ecco perché questo giornale!

Io durante gli anni della Resistenza, ero un po’la psicologa del gruppo, quella che ascoltava sempre tutte e tutti, quella che incoraggiava, dava consigli, dispensava sorrisi… Oggi sono pertanto la figura perfetta per il ruolo che rivesto all’interno della nostra redazione.

Eccomi quindi qua, a gestire questa rubrica di consigli del rotocalco “Donna attiva”. Il mio pseudonimo è un retaggio della militanza partigiana: Nonna Palmira.

Da quattro anni ricevo montagne di lettere da parte di signore o signorine dubbiose, smarrite, desiderose di vestire al meglio il nuovo ruolo femminile da protagoniste di questa nostra neonata società libera. Cercano in me l’amica fidata, la mano che le guida, lo specchio veritiero così da conseguire fiducia e sicurezza.

Sono piuttosto scrupolosa nell’assolvere il mio incarico, pertanto leggo attentamente ogni messaggio che ricevo e puntualmente rispondo con sincerità, cercando sempre di lasciare aperto uno spiraglio di ottimismo o per lo meno la speranza per rendere così propositiva ciascuna donna che si rivolge a me.

Solitamente dopo la pubblicazione della risposta, dimentico le problematiche di cui mi ero occupata, pronta per nuovi consigli.

Tuttavia la settimana scorsa, la sedicente Olga di Settignano, in provincia di Firenze, mi ha coinvolta nel suo “caso” tanto che non riesco a non pensare a quel suo problema la cui risoluzione è diventata per me una questione di principio.

Scrive Olga:

Cara Nonna Palmira,

sono una ragazza di diciassette anni e vivo in famiglia con la mamma e quattro fratelli più grandi di me. Da poco mi hanno permesso di uscire la domenica pomeriggio con le amiche. Di solito andiamo a ballare in una sala che si trova vicino alle Cascine d i Firenze dove ci divertiamo da matte. Qualche mese fa, proprio in quella sala da ballo, ho incontrato un ragazzo molto più grande di me (sei anni); Quando l’ho visto sono rimasta estasiata dalla sua bellezza: pelle olivastra, occhi scurissimi, capelli ondulati e lucenti. Vestiva una divisa grigioverde con bottoni e mostrine dorati, profumava del dopobarba più in voga.

Anche io, quel giorno che ci siamo incontrati, ero bellissima: permanente appena fatta, vestitino avvitato realizzato su misura per me dalla Gina, la mia maestra di cucito, un filo di rossetto rosa che mi ero messa di nascosto, appena fuori casa.

Lui si è avvicinato a me con grande discrezione, sorridendo, poi con fare gentile si è presentato ed ha chiesto il mio nome. Subito dopo mi ha invitata a ballare: c’era un valzer, io, un po’ impacciata, gli ho pestato spesso i piedi, ma lui ne ha riso senza darci peso. Mi ha raccontato un po’ della sua vita che a me è parsa come una novella: la casa bianca dov’è nato, il sole accecante, i filari di fichi d’india che attirano come sirene e poi ti pungono, antri sotterranei dove enormi olive diventano verdi fontane d’olio…

Io gli ho raccontato di me, che adoro leggere, disegnare, che vado a scuola di cucito.

Ci siamo innamorati subito, ma ora invece che felici, siamo nei guai.

Lui è un meridionale che vive da solo qui a Firenze ed occupa una camera in caserma, mi ha presentato la sua moto d’ordinanza, con la quale, ha confessato, talvolta fa   lo scavezzacollo nelle piazze e per le vie del Centro (presta servizio nella Polizia Stradale); è venuto fin qua dopo l’otto settembre, ancora minorenne, disobbedendo al padre e facendosi arruolare dagli Americani con una firma falsa del genitore, pur di dare una mano alla Resistenza.

A me un ragazzo così sembra un eroe, ma quando ho parlato di lui ai miei fratelli, è iniziato l’inferno.

Dopo aver confabulato fra loro per un po’, mi hanno notificato la loro decisione: niente consenso per il fidanzamento E’ uno sconosciuto “quello”, non parla l’Italiano come noi, chissà come viveva laggiù nel tacco! E poi si dà un sacco d’arie perché lavora per lo Stato, ma chi si crede d’essere, che vuoi che ne sappia lui di noi operai, di noi che fatichiamo e lottiamo ogni giorno per mangiare! E’ un diverso, un intruso, uno straniero! Lascialo perdere.

Cara nonna Palmira, io sto male adesso perché non vorrei disobbedire ai miei fratelli, ma sento che fra me e quel ragazzo c’è un sentimento vero che voglio a tutti i costi coltivare.

Che cosa devo fare? Dimmelo tu nonna Palmira che la mia mamma, sì, mi comprende, è una donna emancipata, che ha fatto tante battaglie, che non si è mai piegata al volere di altri se gli sembrava ingiusto, ma non può niente verso i miei fratelli.

Chissà cosa direbbe il babbo, se ci fosse ancora!…

Ecco questo è quanto mi ha scritto la giovane Olga e che mi ha particolarmente turbata. E’ inammissibile che oggi, in pieno 1950, esistano ancora questi problemi! Chiedere il permesso ai fratelli per fidanzarsi. Sottostare alle loro decisioni senza via di scampo, considerare una persona del sud come un pezzente solo perché ha un diverso colore di pelle o parla un Italiano distante dal nostro! Non ammettere che nella vita ciascuno può fare scelte diverse e che scegliere di fare il poliziotto sia altrettanto dignitoso che decidere di diventare muratore.

Mi sono davvero indignata, così ho fatto largo sulla mia scrivania accantonando altre centinaia di messaggi ed ho iniziato a scrivere la mia risposta, battendo febbrilmente i polpastrelli sui tasti consumati della mia macchina da scrivere.

Carissima Olga, prendo atto con disappunto del fatto che ancora in Italia esista una giovane donna che deve chiedere il permesso di frequentare il ragazzo che ama. Trovo a dir poco indegno l’atteggiamento dei tuoi fratelli maggiori che si sono arrogati la gestione della tua persona. Avrei capito una discussione insieme a te, un consiglio secondo il loro punto di vista, ma mai un divieto!  Dici che la tua mamma ha fatto tante battaglie, persona forte quindi, ma dove è mai finita questa sua energia se non si schiera, non ti sostiene non alza un dito per ridimensionare la smisurata tracotanza dei tuoi fratelli?!

Il fallimento più grande per una donna dei nostri giorni è dimenticarsi del suo protagonismo di una volta e ripiombare nell’ombra della propria silenziosa evanescenza.

Tu quindi cerca di affrontare con lucidità questo momento. Intanto impara bene quel mestiere di sarta che ti sarà prezioso per la tua autonomia. Affronta con lealtà le argomentazioni dei fratelli dimostra loro che si stanno sbagliando, proprio facendoli dialogare coni questa persona venuta da lontano. Lui non si sottrarrà al confronto se ti ama e se per davvero è onesto, certamente dal suo proporsi verrà fuori.

Le premesse sono sicuramente positive: ha combattuto per la Resistenza, ha un lavoro sicuro, l’età è matura il resto son pregiudizi d’altri tempi. Sii coraggiosa dolce Olga, vedrai che in capo a qualche anno avrete il vostro nido, farete dei bambini e tu sarai regina della casa….

E non dimenticare di coltivare sempre quella tua passione affascinante e certamente edificante che è la lettura appassionata di poesie, romanzi cronaca nera, bianca o rosa.

Immergiti in quei mondi che potrai scoprire, vedrai che imparerai ad affermarti e ad avere sempre cognizione precisa di ciò che ti circonda.

Nell’attesa permettimi di dedicarti questi pochi versi tratti da una poesia di Sibilla Aleramo, poetessa, scrittrice e giornalista nostra contemporanea che io stimo tantissimo e a cui cerco sempre di ispirarmi. Il componimento è stato pubblicato da pochi giorni ma da molte donne è già considerato un valido riferimento.

Mi auguro che anche per te diventi ispirazione nel gestire la tua vita.

… Nel mio spirito

l’ansiosa proiezione, donna, di te,

di quella che tu sarai,

che lentamente si plasma s’accresce

batte alle porte vuoi vivere,

compiuta forma finalmente

in aura di libertà e purità,

donna nel domani del mondo.

Certa che il tuo futuro sarà come solo tu lo vuoi, ti saluto.

Nonna Palmira.

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