ASPETTANDO I BARBARI 

J.M. COETZEE

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Ho scoperto questo straordinario libro grazie ad un podcast che seguo da tempo. Non è mia abitudine inserire delle recensioni nel mio blog, ma questa volta non posso fare a meno di condividere l’emozione forte che mi ha trasmesso la lettura del libro di Coetzee. Ecco quindi che ciò che segue non è altro che la descrizione di una suggestione profonda suscitata da una narrazione che ti avvince e ti trascina ad esplorare la profondità del tuo stesso Io.

Una metafora intensa di come dovrebbe essere vissuta la vita. Un suggerimento per chi teme il “diverso, per i violenti e i “respingenti”, a rivedere sotto nuova luce la loro convinzione. Il finale ti porta a guardarti dentro, a cercare di capire se tu, come il magistrato,” ti senti stupido come uno che ha perso la strada tanto tempo fa”.

Si è mai stati nel giusto? Abbiamo mai soddisfatto realmente le aspettative altrui?

Da funzionario dell’impero il magistrato era stato un diligente uomo di legge, condannava o assolveva persone in nome di un codice dai contenuti astratti e che lo costringeva a farsi marionetta.

Si scoprì umano solo quando fu palese che la cosiddetta “legge” era solo un pretesto per giustificare l’inaudita ferocia dei suoi simili che, spaventati da altri esseri umani percepiti come “diversi”, cercavano di esorcizzare la minacciosa presenza massacrandoli.

Un corpo di ragazza martoriato, accende un desiderio forte di protezione, cura.

Sarà lei a possedere lui, nel momento in cui si accorgerà dell’effetto salvifico dell’uomo, che nella sua immensa umiltà, la vive come chi dev’essere soccorso.

 Ecco così che l’anziano e maturo signore, si libera di tutte le sue sovrastrutture e lascia sgorgare solamente la propria umanità.

Allestisce una antesignana flotilla unicamente per restituire la libertà a quella “barbara”, dando così un segnale universale di vera Fratellanza.

L’azione gli costerà cara: sarà imprigionato dai suoi che cercheranno di spogliarlo di ogni umana dignità.

Ma risultano loro gli stupidi fantocci, obbedienti ad un potere che li manovra a puntino .

Il magistrato, un eroe che non si immola, ma usa il cervello e anche il cuore,  finché ritorna a guidare il suo popolo.

Ma no, non è un “arrivato”, un “eletto”. Ciò che lo rende davvero un eroico essere umano è che ancora non sa se ciò che ha fatto o farà nel futuro sia giusto o sbagliato.

Ecco, credo che il mettersi sempre in discussione, osservare noi stessi da dentro, guardare nella nostra coscienza, sia il segno più alto di civiltà.

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