MAI ANDARE A NASO

Da un po’ di tempo era solito guardarsi allo specchio appena alzato ed osservare con ansia il proprio naso che, a detta della moglie, si piegava inesorabilmente da una parte, conferendo al volto un non so che di comico, togliendo di conseguenza al legittimo proprietario ogni credibilità.

Il gesto di scrutarsi attentamente il volto, ripetuto per mesi, divenne un’ossessione, finché il rapporto fra quel naso e il di lui proprietario, si trasformò in un confronto talmente intimo, che i due conversavano per ore, finendo sempre per bisticciare.

  • Ma perché, perché hai preso questa brutta piega?! – Esordiva sempre l’uomo fra l’incredulità e la rabbia.

Allora il naso si impennava rivolgendo verso di lui, attraverso la magia del riflesso, la propria punta con fare altezzoso e saccente.

  • Ma cerca di osservare meglio una buona volta, io sono sempre lo stesso, possibile che ti lasci ingannare da quella donna, io e te siamo noi, quelli di sempre, uguali da una vita. E’ lei che ti vede diverso, cambiato, è lei che non è più la stessa di una volta, che non ti vuole più!
  • Non osare fare simili illazioni – replicava quell’uomo innamorato da una vita di quella stessa donna.
  •  Lei non cambierà mai, la conosco perfettamente, è onesta, leale, sincera. Mi ama tantissimo, lo dovresti ben sapere anche tu che ogni giorno senti il profumo di pulito della sua pelle, che conosci ogni anfratto sinuoso del suo corpo dove lei ti accoglie con entusiasmo; pensa alle sue dolci carezze, all’abitudine seducente di strofinarti al suo nasetto sbarazzino, procurandoti ogni volta un fremito di piacevolezza, pensa alle sue premure ogniqualvolta ti ha trovato arrossato, irritato…. Con quale amorevole cura ha stirato e lavato per te i fazzoletti dalle stoffe più fini, profumati di lavanda o di menta! Come puoi adesso affermare qualche suo cambiamento, sono io, io, soltanto io che sto irrimediabilmente diventando diverso, un essere comico, non più credibile, uno che si merita soltanto risate in faccia e tutto unicamente perché tu, piccola escrescenza maligna, hai deciso irrimediabilmente di piegarti da una parte!

Finiva sempre così, col naso che offeso aspirava rumorosamente l’ossigeno invelenito dell’ambiente, formando ai propri lati corrucciate fossette e lui che sempre più depresso, si chiudeva la porta alle spalle per recarsi nel proprio ufficio d’avvocato, dove ormai tutti i colleghi parevano guardarlo con una compassione un poco divertita, dove effettivamente non aveva mai fatto carriera, ma ricopriva da anni la stessa mansione di trascrittore delle cause altrui. Questo fatto lo aveva sempre un po’ abbattuto, ma dava la colpa al caso, alla cattiva sorte, al collega “venduto”… Ora soltanto aveva realizzato: la causa del suo fallimento nel lavoro altro non era che la deformità del naso.

Fu così che Filippo, questo il nome del disperato avvocato, decise di confidarsi con un suo vecchio amico d’infanzia, Angelo, un tipo sveglio, brillante che ai tempi del liceo era il più osannato da tutti i docenti perché sempre molto preparato alle interrogazioni, sempre attivamente pronto all’interazione durante la lezione, pertinente nelle domande e molto incline all’arricchimento personale delle nozioni apprese in classe. Un modello da seguire quindi, un esempio positivo; per Filippo, mediocre alunno dal costante sei e mezzo, un mito.

Fisicamente i due erano molto diversi: Angelo magrissimo, ossuto, dagli zigomi sporgenti che conferivano allo sguardo una sorta di profondità scrutatrice, la fronte ampia e con un’unica ruga profonda al centro. Sopra le labbra fini, prevalentemente serrate come in un perenne sforzo per capire un’oscura questione, troneggiava un naso piuttosto lungo, dalla cima appuntita, strettissimo, dritto, con narici allungate, bene in vista grazie al portamento altero del capo, sorretto dal lungo collo da cui spuntava un pomo d’Adamo prominente tanto quanto il naso.

Filippo era un ometto minuto ma proporzionato, dal viso rotondo, dove si incastonavano due occhietti neri lucidissimi che ti fissavano da sotto folte sopracciglia. Le labbra piuttosto carnose, erano sormontate da un paio di baffetti fini spioventi verso il basso, a unirsi ad un pizzetto appena accennato. Il naso di Filippo era dritto e regolare, benché forse un po’ pronunciato, ma ciò gli aveva sempre conferito rispettabilità e ammirazione da parte di tutti e in particolare di sua moglie.

Angelo era un importante psicologo ormai noto in tutta la città e i saggi che scriveva uno dietro l’altro sulla psiche umana, soprattutto femminile, andavano a ruba; Filippo quindi gli si affidò con slancio nel tentativo di trovare un modo per dare ragione alla moglie sulla storia del naso storto, ma nello stesso tempo per individuare il sistema di far pace con quella sua appendice che rivendicava con forza la propria dritta identità, il tutto nella speranza di ritrovare un proprio equilibrio ed una rinnovata credibilità.

I due amici si ritrovarono così in un bar del centro, davanti alle loro rispettive coppe di spritz con le immancabili noccioline salate, in un tardo pomeriggio primaverile.

  • Vedi Angelo, da un po’ di tempo Stefania, mia moglie, ha notato questo mio naso storto sulla sinistra e ride, ride, dice che sono buffo, evita di uscire con me, ma il peggio è che l’ho sentita al telefono con un’amica mentre le confidava la sua forte preoccupazione per il nostro rapporto, che per colpa di questo inconveniente potrebbe deteriorarsi da un momento all’altro!  Ha ragione, lo so, d’altra parte anche al lavoro ridono di me, suscito ilarità, ovvio: nessuno mi può prendere sul serio in queste condizioni… Ma ciò che mi sconvolge più di tutto è che se mi guardo allo specchio, mi vedo perfetto, con il mio stesso naso di sempre! Pensa che sono arrivato a un punto tale di disperazione che ogni giorno ci litigo con il mio naso che nonostante l’evidenza data dalle parole di mia moglie, si ostina a professarsi dritto e immutato dal primo giorno in cui si trova sulla mia faccia!

Angelo ascoltava attento quello che Filippo gli confidava e allo stesso tempo digitava nervosamente messaggi con la tastiera del telefonino, scusandosi per quei clienti ansiosi, in pieno “innamoramento da transfert del proprio analista” che non lo lasciavano vivere in pace. Si congedarono con la promessa da parte dello psicologo di trovare una soluzione per il problema dell’amico e con l’avvocato notevolmente rinfrancato.

Quella sera Filippo tornò a casa con il morale alto e non togliendosi nemmeno il soprabito, andò incontro a Stefania con un largo sorriso stampato sulla bocca.

Stefania lo accolse algida, rispondendo a quel sorriso con una sonora risata sarcastica:

  • Ah, che buffo, hai il naso ancora più su una parte, fai davvero ridere e io dovrei tenermi un marito così!? Eh, no mio caro, tu non sei più quello di un tempo, o prendi provvedimenti o me ne vado per sempre. La donna voltò la faccia all’indietro altezzosa non permettendo a Filippo una replica.

L’uomo si portò istintivamente una mano sul volto e tristemente si acquattò nella poltrona più in ombra, dove la libreria nascondeva quel luogo allo sguardo di lei. La sentì ticchettare nervosa su e giù per la scala di legno che portava al primo piano, poi la porta d’ingresso si aprì e si richiuse con un colpo secco dietro Stefania. Adesso Filippo percepiva soltanto il crepitare dei sassolini di ghiaia scomposti da quei tacchi a spillo della moglie e subito dopo il rombo del motore di un veicolo in partenza.

Il povero avvocato era completamente distrutto; stava facendo andare su tutte le furie la sua dolce mogliettina per colpa di quel suo naso indomabile e lui non era capace di trovare un rimedio. Per fortuna che adesso che c’era Angelo, poteva sperare nel suo prezioso aiuto.

Pensò di chiamarlo seduta stante, ma il numero, composto per ben dieci volte, dava sempre “cliente non raggiungibile…”

Decise allora di trovare una momentanea distrazione nella lettura di qualche libro presente sugli scaffali della libreria, così si apprestò a scegliere quello giusto fra le decine e decine di volumi in suo possesso.

La scelta era ampia: c’erano i libri legati alla sua professione di avvocato, grandi classici del novecento da Moravia a Pavese alla Maraini, i gialli di Agata Christy e gli horror di Stephan King; erano presenti molti libri di cucina sia mediterranea che cinese, araba o indiana. Nell’angolo in basso a sinistra potevi trovare la sezione “filosofia” e una nutrita collezione di saggi storici.

Fu così che durante la ricerca si imbatté in un piccolo libriccino riposto con la costola al contrario in mezzo ai volumi di cucina, interposto fra la copertina di uno di essi e il fianco in legno della libreria. Il suo stupore fu grande quando si accorse che si trattava di un testo di psicologia il cui autore era proprio Angelo. Il libro trattava delle suggestioni e le loro implicazioni sul comportamento umano. A giudicare dallo stato piuttosto stropicciato delle pagine, si capiva che il libro era stato consultato molte volte: c’erano sottolineature, pieghe, segnalibri in diverse parti. Incuriosito, l’avvocato iniziò a leggere…

La suggestione è uno dei fenomeni più interessanti della mente umana. Viene definito come uno stato psichico in cui una persona presenta sensazioni e idee indotte o suggerite da altri …. Essa si radica nella mente senza che ce ne accorgiamo …. Ha luogo quando un individuo, senza volere, finisce per convincersi di un’idea. A volte, si tratta di un’idea indesiderata. Serve a distrarre la mente razionale di una persona, facendo del soggetto una marionetta nelle tue mani.

Seguivano vari esempi di suggestione sperimentati da Angelo ed accuratamente sottolineati dal lettore del libro.

Filippo si appassionava sempre più a quella lettura e più andava avanti, più la sua mente si concentrava in connessioni e sillogismi fra le parole stampate e la propria frustrante esperienza legata al naso; arrivò in fondo al libro sudando freddo, tanto che gli ci volle una buona dose di coraggio per alzarsi dal divano e correre davanti allo specchio e interrogarlo ancora una volta.

Il suo naso era lì, davanti a lui, con la sua solita aria sicura, dritto e fiero, pronto a restituirgli nel lampo di un riflesso la sua solita verità. Questa volta però non ci fu alcun litigio fra i due, ma una semplice valutazione dei fatti allo stato presente e la definizione di un accordo: se Filippo aveva visto giusto nella connessione fra quelle pagine lette e le alterazioni che vedeva nel suo naso, i due si sarebbero riappacificati per sempre con buona pace della stimata mogliettina.

Quest’ultima rincasò a tarda sera, molto oltre l’ora di cena, rimase stupita che il marito l’attendesse seduto in cucina con il saggio di Angelo in mano.

  •  Stefania, guarda un po’ cosa ho trovato nella libreria, ne sai qualcosa?

La donna lo scrutò altezzosa mentre una vampa di calore improvviso la rese paonazza dalla profondità dello scollo fino alla radice dei capelli.

  • Me lo ha prestato Angelo, quel tuo vecchio compagno di scuola, ricordi? Lo trovai qualche mese fa in una libreria dove firmava alcune copie di quel libro appena uscito, mi presentai e lui me ne donò una.
  • Perché non me lo hai detto prima? C’è una tresca fra voi, confessa e tu volevi farmi fuori con quella suggestione del naso storto!
  • Non è vero, ti ho detto la verità, puoi chiedere ad Angelo anche subito!

E scoppiò in un pianto dirotto.

Filippo ignorandola, compose il numero dell’amico che questa volta risultò finalmente libero. Gli raccontò del libro che aveva rinvenuto e letto, gli descrisse la reazione della propria moglie e lo invitò a dargli una spiegazione.

Angelo si affrettò a fissare un appuntamento all’amico entro la mattina seguente, preannunciandogli che avrebbe avuto da svelargli cose assai gravi.

Dopo una notte insonne, trascorsa a passeggiare in pigiama fra le pareti domestiche, Filippo si presentò esausto all’appuntamento nel solito bar.

L’amico era già lì seduto, con una faccia serissima, la ruga sulla fronte più infossata del solito e la punta del naso che cercava invano di raggiungere il pomo di Adamo in ritmico movimento sussultorio.

  • C’è una cosa che devi sapere, esordì Angelo – Stefania è in cura da me da molto tempo perché soffre di allucinazioni, ma non voleva che tu lo sapessi…

Ultimamente il suo quadro clinico si è aggravato, tanto che le ho dato da leggere quel mio saggio sulle suggestioni nella speranza che potesse chiarire a se stessa i motivi della propria sofferenza.

Quando tu sei venuto a chiedermi aiuto per la faccenda del naso storto, ho capito che la malattia di Stefania era arriva al punto più acuto e pericoloso non solo per lei, ma per chiunque le sta vicino.

L’ho fatta venire subito nel mio studio e le ho applicato l’ipnosi. Ci sono volute ore ed ore, ma adesso dovrebbe essere tornata ad uno stato di normalità. Se dovesse ancora manifestare convincimenti assurdi, come quello del tuo naso che lei non vede dritto, chiamami subito!

Filippo rimase per qualche istante annichilito, con gli occhi stralunati e la bocca che si muoveva nel vano tentativo di proferire qualche parola adatta al momento, poi scosso da una insperata, nuova carica emotiva, abbracciò forte l’amico e corse a casa.

Davanti allo specchio rimirò il suo volto dove troneggiava il proprio importante, dritto naso e sorrise soddisfatto. Poi andò da Stefania e la baciò a lungo dopo averla annusata delicatamente in ogni piccolo anfratto profumato del suo corpo.

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